La Nuova Ferrara

Ferrara

Emergenza coronavirus a Ferrara
emergenza coronavirus

Separati al risveglio: confine sanitario con Modena e Mantova

Annarita Bova
Separati al risveglio: confine sanitario con Modena e Mantova

Il decreto è arrivato nella notte, cittadini confusi: «Non sappiamo cosa fare». Casumaro, Pilastri e Reno Centese troppo interconnessi per dirsi salvi

4 MINUTI DI LETTURA





FERRARA. La zona rossa è la paura che si concretizza, dalla sera alla mattina, davanti agli occhi di chi non ha più la libertà di muoversi. È un confine, un posto di blocco, una transenna che non lascia più spazio a dubbi e che divide famiglie, amici, colleghi di lavoro.

[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.38570235:Video:https://video.lanuovaferrara.gelocal.it/locale/nuove-limitazioni-angoscia-e-perplessita-nelle-zone-di-confine/123318/123823]]


Pilastri è una frazione di mille anime residenti al confine tra due regioni, Emilia Romagna e Lombardia: «C’è chi abita di qua e chi di là, ma alla fine siamo sempre noi. Ci hanno diviso, così, di notte e adesso non riusciamo a capire quello che possiamo e non possiamo fare». Poi ci sono Reno Centese e Reno Finalese dove quasi nessuno sa esattamente dove sia il confine così come a Casumaro. O meglio, i cartelli ci sono ma le consuetudini sembra li abbiano cancellati nel tempo.

[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.38570180:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovaferrara.it/ferrara/cronaca/2020/03/09/news/mia-suocera-ha-90-anni-devo-andare-a-trovarla-1.38570180]]

Angoscia e paura. È domenica ed è anche l’8 marzo, ma le strade sono deserte. Nessun banchetto che vende la mimosa, nessuna donna con in mano i fiori all’uscita della messa. La giornata è splendida ma i bambini restano chiusi in casa e i più fortunati nei cortili mentre i ristoranti hanno avuto decine e decine di disdette.

[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.38570167:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovaferrara.it/ferrara/cronaca/2020/03/09/news/lavoriamo-la-campagna-in-regioni-diverse-1.38570167]]

I bar hanno iniziato a lavorare in tarda mattinata, quando qualcuno ha deciso comunque di sedersi a prendere un caffè. «Ho aperto questa mattina alle 5 (ieri, ndr) - racconta il titolare del distributore sulla strada che da Finale Emilia arriva a Casumaro -, sinceramente non ho ancora capito cosa posso e cosa non posso fare. Qui siamo in provincia di Ferrara, dall’altra parte è invece già Modena. Cinquanta metri, per dire».

«La verità? Mi sembra una stro... - dice serafico Claudio Stabile -. Io abito a Casumaro di Cento e ho amici e familiari dall’altra parte. Che facciamo? Non riesco davvero a capire che differenza possa esserci tra una provincia e l’altra: eravamo tutti insieme qui al bar fino a ieri sera. O chiudono tutto o fanno anche a meno».

[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.38570173:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovaferrara.it/ferrara/cronaca/2020/03/09/news/siamo-tornati-ai-tempi-dell-antica-dogana-1.38570173]]

La rassegnazione. Alberto Pedrielli arriva in sella alla sua grossa moto. «Non ho mica visto posti di blocco o altro - dice agli amici del bar -. Valà, ma alla fine cambia anche poco. Io mi sono attenuto alle regole fin da subito. Certo che però sono delle menti anche loro...cosa combinano una roba del genere a tarda notte? E poi, chi controlla?».

I negozi sono tutti chiusi, ma è anche normale visto il giorno di festa. «Metti il cartello, togli il cartello. Prima dovevamo far sparire gli stuzzichini dai tavoli, adesso li possiamo rimettere ma i clienti devono stare a un metro di distanza dal bancone. A Ferrara possiamo stare aperti, a trecento metri da qui, che è già Modena, se non riescono a rispettare le misure di sicurezza devono chiudere. Mi gira la testa e sono anche molto preoccupata. Questo è un altro terremoto».

[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.38570241:Video:https://video.lanuovaferrara.gelocal.it/locale/decreto-coronavirus-disdette-e-lavoratori-disorientati-nelle-zone-di-frontiera/123351/123856]]

I bambini. In queste piccole frazioni le famiglie sono da sempre divise tra le due province. «Io ho i suoceri che abitano a Reno Finalese - racconta Elena Ricci - e noi stiamo a Reno Centese. Cosa facciamo con i bimbi? Non vanno a scuola e al mattino quando andiamo a lavorare li portiamo dai nonni. Possiamo? Li lasciamo questa sera onde evitare un posto di blocco domani mattina con la paura di non poterli andare a riprendere? Non abbiamo molte alternative mi sa, qualcuno la zona rossa la dovrà violare per forza».

[[atex:gelocal:la-nuova-ferrara:ferrara:cronaca:1.38570182:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovaferrara.it/ferrara/cronaca/2020/03/09/news/questo-e-un-paese-letteralmente-diviso-1.38570182]]

Passando da un paese all’altro si incontra gente che ha voglia di parlare. Lo stomaco si chiude e gli occhiali da sole nascono gli occhi lucidi. «Abbiamo nostro figlio qui, è morto due anni fa - dice al volo una coppia uscendo dal cimitero di Pilastri. Noi abitiamo in Lombardia, ma abbiamo la tomba di famiglia in Emilia. Questa mattina siamo subito corsi a trovarlo, veniamo ogni giorno e per noi sarebbe insopportabile non poter tornare. Adesso mi scusi, ma dobbiamo prendere delle piantine prima che il negozio chiuda. Chissà se ci daranno un permesso speciale». Ci sarebbero tante storie da raccontare, storie che restano nascoste e che emergono solo nel dolore e nella paura. “Tutto andrà bene”. —


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google