Quelle piazze vuote che parlano tantissimo. Ferraresi a casa per sconfiggere il Covid
Centri storici “disabitati” per la presa di coscienza dei cittadini. Anche commercianti e ristoratori chiudono nel nome della salute
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FERRARA. Le piazze sono mute solo in apparenza, in verità parlano tantissimo. Dopo la stretta del governo sull’emergenza coronavirus e l’invito perentorio a restare in casa, arrivano le prime risposte concrete da parte della gente. Se fino alla scorsa settimana la situazione era dai più sottostimata, oggi, intere comunità seguono ossequiosamente le linee imposte dall’ultimo decreto ministeriale.
I centri storici della provincia di Ferrara, così come le grandi piazze italiane che solitamente straripano di turisti, sono semideserti. Su asfalto e ciottolati si stagliano solo le ombre dei palazzi. Ma cos’è che da lunedì sta tenendo in casa migliaia di ferraresi? La paura del contagio o quella delle multe? Forse nessuna delle due cose. Forse è la consapevolezza che per uscire al più presto da questa situazione ciascuno deve fare la sua parte. Fino in fondo. Anche il mondo della cultura, oltre a quello dell’informazione e della scienza, si è mobilitato per incentivare le persone a rimanere a casa. Dai tour interattivi nei musei alle visite guidate in streaming, passando per live set sui social, letture e lezioni online, tutti stanno facendo la loro parte per trasmettere un messaggio tanto semplice quanto complesso: si deve rimanere a casa.
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SPARTIACQUE
Fino a domenica, quando foto di piste da scii gremite e spiagge affollate hanno fatto il giro del mondo, non c’era la percezione di quanto stesse accadendo veramente. Sì teatri, cinema, scuole e università erano già chiusi, i treni e i voli già vuoti ma nei locali (certo con qualche precauzione in più) gli aperitivi erano ancora una costante, anzi, erano considerati un antidoto, una “difesa della normalità”, quasi un arma contro lo spettro del coronavirus. Poi con le zone rosse, che poche ore dopo si sono estese a tutto lo stivale trasformando l’Italia intera in “zona protetta”, anche i più scettici hanno capito che non era più il caso di scherzare. Ecco perché le piazze sono vuote, per una presa di coscienza comune e condivisa della popolazione. Da Argenta a Cento, da Codigoro a Copparo, passando per Tresigallo, Portomaggiore e Ferrara, non si vedono assembramenti, ma nemmeno coppie di passanti.
Qualcuno potrà pensare a scatti rubati, foto studiate ma la verità è diversa. Le foto sono la rappresentazione di ciò che accade nei grandi centri della provincia e sono belle, non avvilenti. Ad aiutare nella mission ci sono anche ristoratori e commercianti che da un paio di giorni a questa parte stanno decidendo progressivamente di abbassare le saracinesche fino a emergenza finita, o comunque fino al 3 aprile. Una scelta che dice molto, una forma di tutela in più per esercenti e clientela. Per la conta dei danni ci sarà tempo, intanto, adda passà ’a nuttata. E i ferraresi l’hanno capito. —
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