La marineria si arrende: né pescato, né molluschi
Ristoranti chiusi, famiglie che scelgono prodotti a lunga conservazione I prezzi crollano e lavorare non è più conveniente. Goro e Porto Garibaldi fermi
Remi in barca e reti stese al sole. I pescatori e gli allevatori di vongole di Goro e Porto Garibaldi si arrendono e non usciranno più in mare. Il motivo? Il pesce non si vende.
«La richiesta ha visto una diminuzione del 50% in questa settimana e arriverà praticamente a zero nella prossima – spiega il presidente del Copego Massimo Genari –. Al momento ci conviene stare fermi». Non ci sono indicazioni o linee guida, ogni cooperativa si organizza come ritiene più giusto, ma pian piano tutti si stanno arrendendo all’evidenza dei fatti.
cosa succede
Ma perché se i supermercati e i negozi di generi alimentari possono restare aperti il calo è così drastico? «Per quel che riguarda vongole e molluschi, il prodotto va venduto vivo ed in questo momento la richiesta si è dimezzata – continua Genari –, perché i clienti dei nostri clienti tendono a scegliere prodotti a lunga conservazione o comunque congelati». Lo stesso vale per il pesce. Chi esce per andare a fare la spesa riempie i carrelli con prodotti che possono stare in frigorifero o dispensa anche diversi giorni «e non è il caso del nostro pesce».
la produzione
I mercati ittici sono aperti, la produzione continua «anche se stiamo facendo fatica a trovare la materia prima per ovvie ragioni. Il punto è che al momento le spese sono decisamente molto più alte dei guadagni e le prospettive non sono bune. O almeno la situazione non si risolverà nel giro di qualche giorno». Intanto. «All’interno de Copego abbiamo applicato tutte le misure necessarie e abbiamo dato il via anche al lavoro da casa. È una situazione davvero molto difficile, siamo preoccupati, come lo sono poi tutti».
il giro di vite
A dare il colpo finale, la chiusura dei ristoranti. «Almeno fino a inizio della settimana riuscivamo a vedere qualcosa ai ristoratori. Adesso nemmeno quello.
Solo per fare un esempio «fino a qualche settimana fa il prezzo delle cicale era di circa 10-12 euro al chilo, «adesso arriviamo tre euro - dice Marco Ballarini -. Le moleche da 50/60 euro al chilo sono passate a 20/23 e i gamberi a tre euro. Ma con la chiusura di tutti gli esercizi non ci sarà nemmeno più modo di venderlo il pesce. La speranza è che l’applicazione di misure così drastiche possa portare a ricominciare a respirare con l’arrivo della Pasqua, quando la richiesta in genere aumenta.
a porto garibaldi
«In questi ultimi tempi non stava andando male – spiega Ariberto Felletti, presidente della Cooperativa Piccola e Grande Pesca –, e per paradosso ora siamo costretti a fermarci perché manca la richiesta. Ci attende un periodo di grandi incertezze, anche per i dipendenti, visto che dovranno essere previsti adeguati ammortizzatori sociali». Da ieri anche il mercato ittico di via Teano ha chiuso i battenti. L’unico peschereccio che l’altra notte, l’ultima prima della sospensione decisa in modo corale dai pescatori è andato al largo è quello di Mauro Gennari, presidente della cooperativa Venus di Goro. «Mi fermerò come i miei colleghi – ha dichiarato Gennari –; abbiamo deciso di fermarci. Si prospetta un periodo di crisi ancora più pesante rispetto a quella che il nostro settore ha vissuto in questi anni – ha aggiunto Gennari – e il Governo dovrà pensare a congelare i pagamenti. Solo se ci sono aiuti economici concreti ci si può fermare anche un mese». —
Annarita Bova
e Katia Romagnoli
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