Lo strano caso degli esercizi rimasti accesi solo a metà
Bar-tabacchi e panifici-ristorante divisi in due dalle disposizioni del nuovo decreto anticontagio. I gestori ferraresi: «Ho spento la macchina del caffé». Ma c’è chi ha deciso di chiudere del tutto
FERRARA. Ci sono attività tagliate in due da una invisibile linea di confine dopo l’entrata in vigore dell’ultimo decreto del governo per arginare il coronavirus.
Le misure ancora più rigorose disposte l’11 marzo dal premier Conte prevedono infatti la chiusura di ristoranti, pub, pasticcerie, gelaterie e bar, mantenendo invece aperti altri servizi ritenuti di prima necessità e, tra questi, i tabaccai. Di conseguenza i bar-tabacchi, tipologia di esercizio piuttosto diffusa, ieri mattina si sono risvegliati con una personalissima “cortina di ferro”, divisi in due tra una competenza vietata e un’altra consentita.
Luci spente
«Ho lasciato le luci del bar spente, ho messo un cartello di avviso per i clienti e non ho acceso la macchina del caffé - si è adeguato subito Fabio del Gran Bar Tabacchi di via Veneziani, a Ferrara - Tutta la parte relativa alla tabaccheria invece continua a funzionare». Nonostante i continui aggiornamenti delle misure di contenimento del contagio, prosegue «soltanto un cliente questa mattina (ieri) si è mostrato stupito di questa differenziazione, tutti gli altri già erano a conoscenza delle nuove regole».
Stessa situazione “biforcuta” anche al panificio-ristorante Cappelli di via Ripagrande: «La vendita del pane continuiamo a garantirla in quanto servizio essenziale - spiega Massimo Cappelli - mentre il bar e tutta l’attività di ristorazione sono fermi, come da prescrizione obbligatoria, anche se siamo in grado di effettuare la consegna di pasti a domicilio attraverso Deliveroo».
Meno personale
Le disposizioni hanno inevitabilmente avuto ripercussioni sul personale: «Camerieri e baristi non sono al lavoro, al momento stiamo gestendo la situazione con flessibilità, ricorrendo a cambi di turno, ferie e permessi senza intaccare la Cig; se questo non dovesse bastare mi informerò attraverso la mia associazione di categoria sul ricorso agli ammortizzatori sociali. Di certo è una bella notizia la sospensione delle tasse e dei contributi». La chiusura del settore-ristorante, del resto, prosegue Cappelli, non rappresenta un sacrificio, anzi: «Con cali del fatturato fino al 70% non era possibile coprire le spese. Ci sono colleghi che hanno deciso di chiudere già a inizio settimana, perché non ci stavano più dentro, e l’ultima disposizione sulla serrata è giusta, perché restare aperti voleva dire soltanto prolungare l’agonia, e con un maggior rigore ci auguriamo di accelerare la fine dell’emergenza. Speriamo che i risultati arrivino in due-tre settimane, per poter ripartire al massimo, contando sul sostegno delle istituzioni. Se devi fermare la macchina va bene, l’importante è non rompere il motore».
Argomentazioni che vanno a braccetto con la scelta del Bar Tabacchi Life Café di Argenta, che pur potendo continuare a restare aperto a metà, ha preferito abbassare del tutto la serranda: «Abbiamo deciso di fermare anche la tabaccheria - confermano - perché la nostra attività principale è costituita dal bar, e proseguire con la sola tabaccheria non era conveniente. Così ci siamo fermati». —
Alessandra Mura
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