La Nuova Ferrara

Ferrara

Ma chi lo ha scaricato lì voleva farlo ritrovare La comunità nigeriana è sotto choc e ha paura

Daniele Predieri
Ma chi lo ha scaricato lì voleva farlo ritrovare La comunità nigeriana è sotto choc e ha paura

Il corpo era come adagiato sull’erba, rannicchiato composto Potevano gettarlo nel fossato e nessuno l’avrebbe più trovato 

3 MINUTI DI LETTURA





ilretroscena

Si muovono a distanza, di decreto coronavirus, quando possono, spostandosi sul luogo del ritrovamento, cercando riscontri, indizi. Hanno sul viso mascherine protettive, non solo i tecnici della Scientifica, anche il magistrato Barbara Cavallo arrivato sul posto, il medico legale e così gli ufficiali dei carabinieri che coordinano i rilievi: segnali forti, che parlano di un omicidio ai tempi del Coronavirus. Un omicidio con tanti interrogativi che ha subito innescato un tam-tam nella comunità nigeriana locale, con tanti dubbi, preoccupazioni e altro. Fin dalla prima mattina, quando alcuni amici di Solomon Okocha iniziano a chiamare i referenti nigeriani in città, per sapere dell’amico trovato morto lungo la Superstrada Adriatica tra Ferrara e Argenta. La notizia si è sparsa da Bologna, dove gli inquirenti, nella mattinata di ieri, hanno fatto subito controlli nel Centro d’accoglienza bolognese, in cui Solomon risulta ancora residente. Anche se spiegano gli stessi amici, Solomon abitava in città e dunque in città dovrebbe essere nata la causa scatenante di un litigio, contrasto, aggressione che lo avrebbe portato alla morte. Una morte strana, come strano è il luogo in cui è stato abbandonato: ma non scaricato da un’auto in corsa, perché ciò che ha colpito gli inquirenti – particolare fondamentale per la ricostruzione del delitto – il corpo era come adagiato sul ciglio, composto e soprattutto in evidenza, che si potesse vedere: appena mezzo metro più in là c’è un piccolo salto e sarebbe bastato spingerlo giù per non ritrovarlo più o chissà quando. Qualcuno voleva far ritrovare presto quel corpo?

Domande, senza risposte.

Mentre le prime informazioni dai referenti della comunità nigeriana trapelano su Solomon: era sposato in Nigeria e in Nigeria aveva ancora famiglia. Come spiega il pastore della Chiesa nigeriana Liberthy Ozemekian: «abbiamo cercato di contattarla per tutta la giornata senza riuscirci». Ma Solomon aveva un fratello, che lavora a Bologna e che ieri era in contatto sia con referenti nigeriani. È sempre lo stesso pastore Liberthy a fotografare chi fosse Solomon: «Era una persona che non cercava guai, da chi lo conosce abbiamo saputo che preferiva stare sempre solo e lontano da ogni problema». Era “pulito”, incensurato, spiegano gli inquirenti: sia Carabinieri che Polizia, nessun precedente, nessuna macchia sugli atti del casellario. E allora tante domande senza risposte, per la stessa comunità nigeriana colpita dalla notizia della tragedia, tanto che ieri tutti i referenti pubblici nigeriani sono stati subissati di chiamate.

Tra questi Evelyn Aghom, la presidente della Comunità nigeriana: «Siamo 3. 200 nigeriani qui a Ferrara, e noi dell’associazione nigeriana ne rappresentiamo una piccola parte: siamo assolutamente vicini alla famiglia del ragazzo morto, ma non sappiamo granché di questa tragedia, non possiamo al momento dire o commentare nulla». Lei stessa, Evelyn, era stata contattata in mattinata dagli amici ferraresi di Solomon. A lei avevano chiesto informazioni. Che lei non poteva sapere. Se non averle dal fratello maggiore di Solomon atteso in città per la serata di ieri. Una città che deve sapere, spiega il pastore Liberthy, lanciando un appello: «Chiunque sappia qualcosa si faccia vivo con me o i carabinieri. Dobbiamo sapere cosa è successo, per non avere altra paura...» —

Daniele Predieri

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google