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Il mare si spinge nell’entroterra Ma viene fermato dalle risaie

Katia Romagnoli
Il mare si spinge nell’entroterra Ma viene fermato dalle risaie

Grazie ad un sistema complesso il Consorzio di bonifica mantiene l’equilibrio Il presidente Dalle Vacche: «Una barriera naturale all’avanzata del sale»

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CODIGORO. La coltura e la cultura del riso racchiudono tradizioni millenarie in territori quali Codigoro, Jolanda di Savoia, Copparo e Fiscaglia, dove si concentra tutt’oggi la produzione prevalente di riso di tutta la provincia, ma il primo tra i Comuni citati, fornisce acqua dolce ad un bacino che si estende sino ai Lidi.

la difesa

Due infrastrutture del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara, la chiavica Pomposa in località Volano e il canale di Gronda, che corre parallelo alla statale Romea, assolvono ad una funzione strategica, che è quella di disperdere acqua dolce, «creando una barriera naturale all’avanzata del sale – sottolinea Franco Dalle Vacche, presidente del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara-; le pinete dei Lidi, se non ci fosse il canale di Gronda sarebbero già morte». Una volta entrata nelle risaie, l’acqua ristora le colture, poi passa lungo i collettori di Codigoro, dove è presente l’impianto che pompa l’acqua nel Volano.

«Quella è acqua dolce – prosegue Dalle Vacche – e sappiamo che il Volano quando non ha una portata sufficiente ha un problema, perché al suo interno si infila dentro il cuneo salino».

Una volta che le risaie hanno scaricato l’acqua dolce, il Consorzio di Bonifica apre la chiavica Pomposa che da Volano, attraverso il canale di Gronda arriva sino all’idrovoro del Guagnino a Comacchio. «Il consorzio assolve anche ad una funzione ambientale – rimarca Dalle Vacche –, ma oggi più che mai sono necessarie una legge di riordino sulla subsidenza e politiche di tutela europea con fondi atti a salvaguardare le colture del riso, che rischiano l’abbandono».

Invocando una legge quadro del settore, che incida sugli aspetti economici, sociali e produttivi della risicoltura, Dalle Vacche ricorda come a Codigoro e nei territori deltizi limitrofi sia drasticamente calata la produzione di riso negli ultimi dieci anni, a causa della contrazione dei prezzi.

aria di crisi

«Si è passati da circa 9-10 mila ettari di risaie del secolo scorso – aggiunge il presidente del Consorzio di Bonifica –, a circa 1500 ettari nel 2019. Le importazioni e una politica abbastanza dissennata della Comunità Europea hanno comportato un drastico calo del prezzo di mercato, rendendo l’Italia meno competitiva».

Oltre ad essere un avamposto naturale, con le sue risaie, e un rimedio biologico a tutela della fertilità dei terreni del Delta del Po, Codigoro vanta un altro primato, grazie alla presenza di uno degli stabilimenti di lavorazione del riso, “Grandi riso” di Pontelangorino, tra i più grandi a livello europeo e con un circuito di esportazione internazionale, che lo vede presente in 35 piazze di tutto il mondo.

nel mondo

«Grandi è un’azienda molto importante, – aggiunge Dalle Vacche –, è un trasformatore che dà un ottimo prodotto e lavora con prodotti strutturati nelle cooperative, che lavorano lì attorno».

Incentivare la coltura del riso in un territorio, quale è quello del Delta del Po, sottoposto ad entrambi i fenomeni contrastanti della subsidenza e dell’erosione, significa difendere i terreni dall’avanzata del sale, ma significa anche tutelare prospettive di crescita economica, insediamenti produttivi esistenti ed imprese agricole alle prese con una crisi che è anche generazionale, sempre più sguarnita di nuove leve. —

Katia Romagnoli

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