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Carcere, dopo le rivolte «Servono più agenti»

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Dopo le rivolte dei giorni scorsi in alcune carceri dell’Emilia-Romagna, tra cui Ferrara nelle gironate di doemnica 8 e lunedì 9 marzo - il sindacato di polizia penitenziaria Sinappe alza la voce, e in una lettera al provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria non solo denuncia che «le misure di sicurezza negli istituti sono largamente insufficienti a prevenire simili eventi», ma chiede anche «provvedimenti urgenti per elevare sensibilmente i livelli di sicurezza» delle carceri della Regione. Nella lettera, il segretario regionale del sindacato, Gianluca Giliberti, elenca 20 misure che, a suo dire, andrebbero attuate al più presto. Tra queste c’è la richiesta di un «maggiore coinvolgimento delle organizzazioni sindacali (le uniche, probabilmente, ad essersi accorte in anticipo dell’estrema gravità della situazione delle carceri regionali e nazionali) nei processi organizzativi e decisionali». In particolare, il Sinappe auspica che siano «organizzate riunioni sindacali in videoconferenza, nel rispetto delle prescrizioni del governo e in modo da assicurare la partecipazione anche di chi è assente dal servizio perché in quarantena, congedo straordinario per assistenza figli, malattia o altro».

Oltre a questo, si invocano «l’adozione del piano regionale di intervento antisommossa e formazione del personale sulle sua modalità attuative», il «ripristino di tutti i posti di servizio soppressi o accorpati», l’organizzazione «tassativa dei turni di servizio sui quattro quadranti», il «dimezzamento del numero di detenuti per sezione detentiva, anche attraverso la realizzazione di opere strutturali che servano a dividere i reparti in micro sezioni», il «ripristino del servizio della sorveglianza generale sulle 24 ore in tutti gli istituti del distretto». —

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