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Dormitorio sempre aperto Caritas Fe, mensa a turni

Stefano Ciervo

Senzatetto, sciolto in nodo di via XX Settembre: la struttura chiude solo a pranzo In via Brasavola sono stati dimezzati i posti a sedere, i volontari restano a casa

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Dormitori aperti per l’intera giornata, tranne la pausa pranzo, e mense regolarmente funzionanti, anche se con qualche limitazione imposta dall’emergenza. In questa maniera la Ferrara solidale e l’assistenza pubblica rispondono agli ulteriori problemi che vengono posti sulle spalle delle persone in difficoltà dal coronavirus. Ieri è stata trovata una soluzione per i 15 ospiti del dormitorio Asp di via XX Settembre, gestito dalla Filippo Franceschi, che si ritrovavano in strada ogni mattina alle 8 e fino alle 20, dovendosi giustificare con le forze dell’ordine. «Abbiamo trovato un accordo con don Domenico Bedin (la Franceschi fa parte del suo gruppo, ndr) per dilatare gli orari di apertura - spiega l’assessore Cristina Coletti - Da questa settimana ci sarà solo un breve intervallo di chiusura, dalle 11 alle 14, che gli ospiti impiegano per andare alla mensa». È la stessa soluzione adottata da giorni nel dormitorio di Villa Albertina, gestito direttamente da don Bedin, dove sono ospitati altre 15 persone senza fissa dimora. Anche la mensa di Viale K funziona a pieno ritmo in questi giorni di emergenza, con 50-60 persone al giorno.

Resta aperta, tra mille difficoltà, anche la mensa Caritas di via Brasavola. Per adeguarsi alle disposizioni sanitarie, infatti, sono stati ridotti i posti a sedere, da 54 a 24, e per garantire un pasto a tutti è stato necessario portare a due ore l’orario di apertura. Il problema maggiore, però, è rappresentato dalla indisponibilità dei volontari che rappresentano normalmente una quota significativa della forza lavoro: «Da un paio di giorni abbiamo scelto di fare a meno di loro, il nostro particolare status non è ben chiaro come venga incasellato nelle indicazioni governative ma in ogni caso ci sono limiti ben precisi ai loro spostamenti - spiega il direttore Caritas, Paolo Falaguasta - Quindi stiamo facendo tutti noi dipendenti, e non nascondo la preoccupazione per la salute: è chiaro che stando a contatto con le persone fuori casa i rischi aumentano. Abbiamo fatto una riunione tra di noi per sondare la disponibilità di ogni dipendente, c’era ovviamente la possibilità di restare a casa ma nessuno di noi l’ha presa in considerazione. Il nostro è un lavoro particolare, le esigenze delle persone in difficoltà sono una priorità».

I senzatetto già seguiti e assistiti sono quindi in sicurezza, almeno in questa fase dell’emergenza. Il Comune di Ferrara sta completando un lavoro di mappatura di tutte le altre esigenze, perché i senza fissa dimora in città sono molto più numerosi. I residenti fittiziamente nella via per Ferrara, infatti, risultano essere 406, ci sono situazioni molto diverse tra di loro e anche la risposta di enti pubblici e volontari deve adeguarsi. Un lavoro che servirà anche nella normalità. —

Stefano Ciervo

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