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Spiagge deserte, bagni chiusi Covid svuota i lidi comacchiesi

Katia Romagnoli
Spiagge deserte, bagni chiusi Covid svuota i lidi comacchiesi

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Spiagge deserte, piste ciclabili e lungomare vuoti. Questa è la cornice di una domenica assolata e ventilata di metà marzo ai lidi, in piena emergenza sanitaria, originata dalla rapida propagazione del coronavirus. Non si è replicata la cartolina dello scorso week end con i lidi presi d’assalto da turisti fuori stagione, disposti a tutto pur di sfuggire alle restrizioni imposte dal decreto del premier Conte che, però, da questa settimana si sono allargate a tutto il Paese. Mai si era vista prima d’ora una lunga distesa di bar, ristoranti, stabilimenti balneari, gelaterie con serrande chiuse. Dopo l’inusuale tutto esaurito di domenica scorsa è piombata, anche sul litorale comacchiese, la scure delle rigide misure anti contagio. Il portocanale e i viali del passeggio hanno restituito un’immagine analoga a quella della spiaggia deserta. Non nascondono le loro preoccupazioni gli operatori balneari, in vista del ponte pasquale, primo vero test di avvio della stagione estiva. «Siamo tutti chiusi in casa – commenta amareggiato Nicola Carli, titolare della motonave Dalì di Porto Garibaldi –; noi ad aprile ogni anno riprendiamo le escursioni nel Delta del Po, ma è tutto fermo e dovremo ancora attendere almeno 15 giorni per vedere i risultati di queste restrizioni. Speriamo – conclude Carli – che arrivino aiuti dal governo». Dello stesso tenore le parole di Stefano Carli, titolare dell’Hotel Vecchia Rimini. «Il telefono è muto e non si sa quando finirà. Voglio essere realista: se questa situazione si risolve in un paio di mesi, come faccio ad aprire per assumere 10 dipendenti, senza sapere se arriverà la clientela da Emilia, Lombardia e Veneto, che è il nostro bacino di utenza? Dopo una batosta come questa – si chiede Carli – la clientela avrà voglia di vacanze? Sto valutando di non aprire per questa stagione». Gli operatori attendono risposte da Roma, a partire dal rinvio del pagamento dell’Iva. —

Katia Romagnoli

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