Zona rossa e passeggiate a rischio, pugno di ferro contro l’epidemia
La Regione chiude il comune di Medicina: evitare che i contagi invadano Bologna. Terapie intensive sotto pressione
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FERRARA. Basta con «le passeggiate di “cazzeggio”: non è più il tempo, perché ci stiamo giocando nei prossimi dieci giorni il futuro della salute del Paese». Sergio Venturi, commissario per l’emergenza in Emilia-Romagna, ex assessore alle Politiche per la Salute, è il volto e la voce, ormai, della lotta in regione all’emergenza coronavirus.
Ogni giorno, intorno alle 17, incontra via web cittadini, amministratori e operatori dell’informazione per snocciolare i dati dell’espansione della pandemia da Piacenza a Rimini e annunciare le trasformazioni cui sta andando incontro il sistema sanitario. Ieri, dopo aver esposto dati ancora preoccupanti, ha spiegato che alcune opportunità offerte ai cittadini dai decreti nazionali potrebbero essere annullate per rendere più stringente la raccomandazione di «restare in casa».
Confini blindati
«Rischiamo che questo servizio sanitario non riesca a far fronte alle esigenze delle prossime settimane e se voi non rimanete a casa vostra, credo che qualcuno prenderà provvedimenti di carattere più coercitivo», ha detto.
Sulla scelta di chiudere la cittadina tra Bologna e Imola Venturi ha precisato che «è un provvedimento doloroso ma necessario per evitare ulteriori spargimenti dell’epidemia verso la città metropolitana». Una misura giustificata dal fatto che il comune si trova in un’area, il bolognese, che ieri ha fatto registrare altri 62 casi positivi in più (201 in tutto), mentre l’imolese da solo ha fatto registrare altri 18 positivi.
«Pensiamo di aver fatto una azione preventiva diversamente da ciò che è accaduto in Lombardia dove per tanto tempo non si è intervenuto sulla Bergamasca», ha commentato il commissario.
Sistema a rischio
Uno dei timori più grandi è legato all’esaurimento dei posti di terapia intensiva disponibili negli ospedali della regione. «Con 197 persone in questi reparti, 28 più di ieri – ha precisato l’ex assessore – o invertiamo la tendenza o andiamo veramente a rischio. Abbiamo più che triplicato i posti letto di terapia intensiva ma tra ieri e oggi ne abbiamo consumati alcune decine. Non mettiamo a repentaglio i posti letto semplicemente perché abbiamo voglia di fare la corsetta mattutina».
Ma non è l’unico fronte aperto nell’emergenza sanitaria. «È sempre più rilevante l’esigenza di donazioni di sangue – ha proseguito il commissario – per questo chiediamo con forza ai cittadini di riprendere le donazioni. Le procedure sono attive in tutte le province e sono svolte nella massima sicurezza. Purtroppo non c’è solo questa epidemia», ma anche ictus, infarti e traumi, ha rimarcato, e le aziende sanitarie «comincino a ri-stringere i bulloni», ha sollecitato Venturi.
In mancanza di mascherine, infine («ne servirebbero oltre 100 milioni al mese in Italia») in Emilia-Romagna si è cominciato a “ri-sanificare” quelle già utilizzate con una procedura «validata dall’Istituto superiore di Sanità e usata anche dall’Istituto farmaceutico militare di Firenze. La distribuzione sarà allargata anche alle case protette», ha concluso Venturi. —
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