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il lutto  

E in Trentino il virus uccide l’ex parroco di Vaccolino

Marcello Pulidori
E in Trentino il virus uccide l’ex parroco di Vaccolino

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Anche la chiesa paga il suo tributo di vite al Coronavirus. Ed in particolare questa volta è Vaccolino (frazione del Basso Ferrarese per metà sotto il Comune di Comacchio e per l’altra metà sotto Lagosanto) a piangere. Lo scorso 13 marzo, difatti, si è spento, a 86 anni, don Luigi Trottner, che fu parroco di Vaccolino dal 1964 al 1981. Quasi 18 anni di missione sacerdotale per questo religioso che ancora in tanti a Vaccolino ricordano con indelebile affetto. Don Luigi era nato a Vigo di Fassa, in provincia di Trento, nel 1933. Vasto è il cordoglio per la scomparsa del religioso che, proprio grazie alla sua missione nel Basso Ferrarese, ha lasciato soltanto ricordi intrisi di affetto. E il fatto che, dopo tanti anni dal termine della sua esperienza sacerdotale, Vaccolino ancora si ricordi di lui, testimonia l’immensa eredità lasciata da don Luigi. Don Luigi è purtroppo rimasto vittima del Coronavirus. Un dolore, quello per la sua scomparsa, che ha colpito anche molti amici, oltreché religiosi, che ben conoscevano il sacerdote. Come spiega don Stefano Navarrini cooperatore pastorale della zona di Codigoro, nel settembre 2018 don Trottner era tornato per l’ultima volta a Vaccolino, per festeggiare gli anniversari dei matrimoni da lui stessi celebrati nei suoi anni da parroco. Don Raffaele Benini di lui ricorda che «accettava sempre le parrocchie cui veniva destinato non considerandole mai di serie B ed anzi impegnandosi – dice don Raffaele – sempre con grande spirito di iniziativa. Questo era il suo esempio». «Quando è venuto da noi – racconta invece una parrocchiana di Vaccolino – io avevo 14 anni: ci ha visti crescere, ci ha sposati, ha battezzato e cresimato i nostri figli. Era una bravissima persona, sempre disponibile». Anche altri parrocchiani di Vaccolino spiegano i sentimenti di grande affetto che hanno sempre legato don Luigi a questa comunità del Basso Ferrarese: «Si dilettava a scrivere poesie – spiega un altro frequentatore assiduo della parrocchia di Vaccolino –, erano poesie dedicate al paese dalle quali traspariva la nostalgia delle sue montagne». Altri, ancora, spiegano che «in tanti di noi – dice un altro parrocchiano – ha lasciato l’amore per il catechismo e per la nostra parrocchia». E c’è addirittura chi ricorda la sua bravura nello sciare o quando andava a Vigo a trovare i genitori con la sua Lambretta.

Insomma, un sacerdote che di certo non sarà dimenticato per tutto il bene che ha fatto per i suoi parrocchiani e per ogni cittadino che a lui si è rivolto. —





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