Il campanile ritorna a splendere Sospeso il cantiere della chiesa
Completato il recupero post sisma di un simbolo del paese Per San Giacomo, invece, lavori fermi per tutelare gli addetti
BURANA
Proprio quando i ponteggi hanno lasciato il posto alla visuale del campanile, tornato in tutta la sua magnificenza, è purtroppo arrivato lo stop ai lavori per il restauro post-sisma della chiesa di San Giacomo Maggiore, a Burana. Uno stop consigliato dal buon senso, alla luce dell’emergenza coronavirus e per la tutela dei tecnici e degli operai del cantiere stesso.
IL PUNTO DEI LAVORI
In ogni caso, questo non vieta di compiacersi per il punto a cui è arrivata l’opera di ricostruzione, sostenuta dalla Curia con fondi commissariali, dell’edificio religioso.
È il direttore dei lavori e alla sicurezza del cantiere, l’architetto Massimo Partigiani, a tracciare il punto: «Abbiamo tolto i ponteggi al campanile, nel quale sono state completate le opere di consolidamento e dove sono stati rifatti i solai lignei. A livello della torre campanaria sono state posizionate catene e abbiamo operato con la cosiddetta tecnica del “scuci-cuci” per le parti murarie».
Una cosa che balza subito agli occhi è il ritorno all’antico della cuspide: «Si era spezzata con il terremoto – rivela Partigiani – ed è stata ricostruita, riposizionando anche la sfera in rame ed il crocifisso originali, che sono stati restaurati: parliamo di un restauro di tipo conservativo». A completare il tutto, sono arrivate le nuove scale per i vari piani del campanile e la rinnovata pavimentazione in cotto all’ingresso.
L’importo complessivo dei lavori, compresi oneri per la sicurezza e imposte, è di 613.577 euro. Alcuni saggi stratigrafici hanno consentito di risalire alla colorazione originale della struttura, rimasta parzialmente visibile e, in accordo con la Sovrintendenza, si è proceduto alla tinteggiatura. Un lavoro certosino, insomma.
Anche l’interno della chiesa ha visto un consolidamento simile a quello del campanile per le opere murarie, con un consolidamento delle stesse cappelle laterali. «Siamo, insomma, nel vivo del restauro – assicura Partigiani – dopo avere ultimato la volta absidale, la cantoria, le pareti dell’aula e l’arco trionfale. Purtroppo, come responsabile alla sicurezza del cantiere, ho dovuto sospendere i lavori, su richiesta dell’impresa, nella difficoltà attuale dettata dall’emergenza del coronavirus».
L’ORGANO DA RESTAURARE
Pur nelle pieghe di una dolorosa ricostruzione post-sisma, Burana ha riscoperto in tutto questo anche un antico organo a canne dei fratelli Traeri, certamente tra i più antichi presenti sul territorio, per il quale il parroco don Roberto Sibani ha inaugurato un’autentica gara di solidarietà. Per lo smontaggio del pregiato organo del 1726, attualmente in fase di restauro, sono state seguite mille accortezze. Certamente, solo le persone più anziane possono averlo sentito suonare in gioventù, altri che dicono di ricordarlo in azione probabilmente lo confondono con il suono di un “armonium” presente nella chiesa negli anni ’50.
Se le tappe della ricostruzione saranno rispettate, il primo appuntamento in agenda dovrebbe essere la riapertura della chiesa ai fedeli, il 12 settembre, mentre il ritorno a Burana dell’organo restaurato dovrebbe avvenire nel maggio 2021. —
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