La fabbrica dei maglioni avvia la sperimentazione per produrre mascherine
In Veneto hanno annunciato l’avvio di una produzione industriale di mascherine “fatte in casa” grazie alla riconversione di un’azienda certo non del settore biomedicale, la Grafica veneta. Il tutto in anticipo rispetto all’ultimo decreto governativo che introduce una forte semplificazione delle procedure per la certificazione di questi prodotti, solidamente molto rigide. «È giusto che sia così, perché stiamo parlando di protezioni da un forte rischio per la salute - dice Gian Luigi Zaina, vicepresidente di Confindustria Emilia centro - quindi le prestazioni indicate devono essere garantite al cento per cento. Detto questo, ci sono alcune aziende tessili del Ferrarese che hanno mostrato interesse a riconvertirsi a questo tipo di produzione e il mio stesso gruppo si è già mosso in questa direzione».
la sperimentazione
Zaina, che in questo momento ha una cinquantina di dipendenti al lavoro nella sua fabbrica di capi di abbigliamento, sta avviando la produzione sperimentale di mascherine di tipo chirurgico: «È in arrivo il primo ordinativo di tessuto, lo stesso utilizzato per i presidi da sala operatoria. Si tratta di 100 metri di prodotto, dai quali contiamo di ricavare un migliaio di mascherine. Sono pensate - spiega l’industriale - per uso interno, cioè serviranno alle esigenze della mia fabbrica: teniamo conto che il nostro consumo è di 400 pezzi alla settimana, si fa presto ad esaurire le scorte. Stiamo però verificando cosa prevede la certificazione, non solo del processo produttivo ma anche degli altri passaggi come imballaggi e sanificazione, per capire se c’è la possibilità di avviare una produzione su larga scala. La capacità produttiva per decine di migliaia di pezzi noi l’abbiamo, la materia prima al momento ci sarebbe: si tratta però di una riconfigurazione spinta, che non si può improvvisare dalla sera alla mattina».
gli sviluppi
Il rappresentante di Moda Industria, la filiera confindustriale del tessile-abbigliamento, sta lavorando assieme ad un’azienda ferrarese del biomedicale, per studiare la normativa introdotta dal Cura Italia. In particolare c’è una deroga per sostituire la certificazione, il cui iter dura diversi mesi, con un’autocertificazione che consente all’Istituto superiore di sanità di concedere il via libera alla produzione di mascherine in tre giorni. Il nodo è il contenuto di questa autocertificazione: ci devono essere un fascicolo tecnico in cui vengono dettagliati i materiali impiegati (le mascherine chirurgiche, le più semplici, sono comunque composte di tre strati di materiale diverso) e il procedimento produttivo, e un allegato con le prove di efficacia del filtraggio. Quest’ultimo documento potrà essere redatto anche da laboratori privati, e c’è da sottolineare come l’Università di Bologna ieri abbia messo a disposizione due laboratori per questo tipo di prove.
il quadro
In generale, Zaina si dice «soddisfatto di come le industrie ferraresi si stanno adeguando alle normative di sicurezza. Noi stessi stiamo implementando pratiche come le riunioni esterne e l’impiego di presidi». —
S.C.
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