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EMERGENZA CORONAVIRUS

Goro, il racconto: "Mio padre positivo al virus: ora siamo terrorizzati"

Annarita Bova
Goro, il racconto: "Mio padre positivo al virus: ora siamo terrorizzati"

La sesta vittima nel Ferrarese è un gorese di 75 anni. Le parole del figlio: si è ammalato in ospedale poi l'hanno rimandato a casa. Ora siamo tutti in quarantena

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GORO. "Ci hanno telefonato. Mio papà era positivo. Si è preso questo maledetto coronavirus mentre era in ospdale. E poi lo hanno anche rimandato a casa così adesso noi siamo terrorizzati". Giancarlo Selvatico ha visto morire suo padre Mauro lunedì scorso. Aveva 75 anni, era malato ed è entrato ed uscito dagli ospedali per mesi. Lunedì 9 l'uomo era stato portato dal Delta a Cona e il 13 marzo era stato dimesso e mandato a casa. "Il 16 notte mio padre è morto e intanto ci hanno telefonato per dire che il signore che in stanza con lui a Ferrara era risultato positivo al virus. Mi sono dovuto sedere, le gambe non hanno retto". I medici hanno così fatto le analisi anche al 75enne e ieri mattina è arrivato il risultato: positivo.

"Ce lo aspettavamo, eccome se ce lo aspettavamo - va avanti Giancarlo -. Da luendì non vediamo nessuno, ci eravamo già messi in quarantena. Io, mia moglie e due dei miei figli non abbiamo contatti con le persone dal venerdì prima, mio figlio più grande è invece uscito nel fine settimana...non potevamo certo immaginare una cosa del genere, mio padre era in ospedale, soffriva di varie patologie e mai avremmo potuto  pensare che proprio nel posto dove lo stavano curando  correva invece il rischio più grosso".

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"Ci tengo a precisare - va avanti Mattia, nipote della vittima - che mio nonno è stato infettato nella notte tra giovedì 12 e venerdì 13, quando poi è stato mandato a casa". Il sindaco Diego Viviani, pubblicando nome e cognomi su richiesta della famiglia che vuole così tutelare il resto del paese, chiede di stare calmi e di dare conforto alle famiglie che stanno vivendo un momento così diffcile. Perché gli animi a Goro sono molto caldi. "Mio padre era un soggetto a rischio, stava molto male e il fatto che abbia contratto il coronavirus ci sta. Quello che mi fa andare in bestia, e per cui qualcuno pagherà, è che lo hanno rimandato a casa senza nessuna precauzione. Io ho una figlia disabile, sapete cosa significa questo? Ci hano fatto girare per il paese, vedere amici e parenti. Rispediscono a casa una persona malata e poi ci chiedono di non portare il cane fuori. Questa mattina (giovedì, ndr) ho telefonato mille volte in reparto ma nessuno e dico nessuno si è degnato di parlare con noi. Parleranno con il nostro avvocato".

E adesso? "Adesso dobbiamo dare ai carabinieri tutti  nomi delle persone con cui abbiamo avuto contatti e loro dovranno ricostruire spostamenti e quanto altro. Mi dispiace, mi dispace tantissimo.  Non doveva finire così...". "Ci troviamo a gestire una situazione senza eguali - precisa Viviani -, per questo motivo è facile incorrere in errori di valutazione da parte di tutti, nessuno escluso. La nostra è una piccola comunità una sorta di famiglia. E come tale si dovrà comportare".

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