Il ciclo delle cozze rischia di doversi fermare Strascico per due anni
Il grido di allarme degli allevatori di Goro
IL CASO
Gli allevatori di cozze di Goro sono una piccola flotta di 12, 13 imbarcazioni per circa sessanta addetti, lavorano all’incirca 23.000 quintali di cozze all’anno, rifornendo la grande distribuzione, il sud Italia e la Spagna. L’allevamento delle cozze a differenza delle vongole veraci, è molto più complessa e laboriosa con scadenze ben precise, infatti, in questo periodo, le cozze sono ormai adulte (5-7 cm) e pronte per essere raccolte, e se non vengono raccolte tra marzo e aprile si rischia il deperimento, e visto come stanno andando le cose a causa del Covid-19 questo è praticamente impossibile.
Come dicevamo le cozze hanno una lavorazione particolare, ogni volta che si raccoglie il prodotto maturo, lo si sostituisce con un mitile giovane che ha un ciclo di allevamento tra 13 e 15 mesi, e che dunque viene impiantato nel filare per la prossima stagione, ma se il vivaio non viene svuotato perché non si riesce a vendere il prodotto, i nuovi impianti restano bloccati e, per almeno un biennio, si rischia di restare senza prodotto, insomma un disastro.
L’enpa (Associazione Europea Produttori Molluschi) a cui aderisce la marineria gorese dei produttori e allevatori di cozze con una richiesta specifica al Governo, propone di modificare i regolamenti e i fondi strutturali per far fronte alle conseguenze economiche del Covid-19, e il 13 marzo 2020 ha pubblicato un progetto che modifica tra l’altro il regolamento in grande feanp per sostenere la categoria. —
ODINO PASSARELLA
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