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l’invito di perego 

Nuove restrizioni «I preti sospendano le visite ai malati»

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«Oggi ci è richiesta la maturità di saper rinunciare anche a ciò che, seppur prezioso, potrebbe comportare rischi per la salute delle membra più fragili del corpo ecclesiale e sociale: la partecipazione alla Santa messa e alla Comunione eucaristica. Questa rinuncia è offerta gradita a Dio».

Con questa premessa l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Gian Carlo Perego, invita soprattutto i sacerdoti ad attenersi con scrupolo e responsabilità alle disposizione del precedente decreto con ulteriori restrizioni. Tra le nuove disposizioni: i parroci devono sospendere le Comunioni fuori della messa, comportandosi «come se fossimo tutti malati a rischio di contagiare». I sacerdoti, i diaconi e i ministri straordinari non vadano nelle case dei malati, perché ciò aumenta il rischio per i malati e per loro stessi. È ammesso solo il caso di viatico, non altri casi, con l’assistenza di un medico se la persona è infettata dal coronavirus. Negli ospedali o nelle Case di cura o nelle Case di riposo agisca solo il cappellano, che deve muoversi d’accordo con i medici (non entrino altri ministri esterni). «A tutti - dice il vescovo - è richiesto di agire secondo coscienza e responsabilità. Non sono ammesse eccezioni».

Restano valide le altre disposizioni: le chiese rimangono aperte alla visita e preghiera personale ed eventualmente alla Confessione sacramentale, mantenendo le distanze prescritte, evitando gli assembramenti e con ogni precauzione possibile. Rimane in vigore il divieto di celebrare i sacramenti con la partecipazione dei fedeli: i sacerdoti continueranno ad offrire per tutti i fedeli il sacrificio eucaristico “a porte chiuse” e ad accompagnare con i riti previsti le esequie dei defunti.

Perego invita i fedeli a riscoprire il valore della preghiera in casa. —

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