A Copparo i compiti volano su whatsapp e per merenda c’è una fiaba di Rodari
Lavorare ai tempi dell’epidemia: una maestra racconta la sua giornata scandita tra didattica e tecnologia
la testimonianza
Devono portare tutti i giorni la scuola nelle case dei loro studenti, un pezzettino alla volta, con pazienza e fatica. Nello spazio sempre più ristretto dell’Italia che non si ferma ci sono anche loro, gli insegnanti, che come tanti altri lavoratori hanno dovuto riorganizzare il loro mestiere, stravolgerne le modalità mantenendone il più possibile intatta l’essenza.
Non uno di meno
«Il nostro obiettivo è non perdere nessuno», sintetizza Margherita Aurora, maestra elementare in servizio all’Istituto comprensivo di Copparo, una struttura complessa che include materna, elementari e medie, coinvolgendo anche il comune di Riva del Po e per un totale di 1.400 ragazzi.
La sua classe è una terza, sedici bambini di otto anni che a loro volta sono chiamati a una grande prova di adattamento. Il preside Domenico Marcello Urbinati si è trovato ad affrontare l’emergenza coronavirus nel suo primo anno da dirigente, ed è intervenuto in prima linea per esplorare tutte le possibilità offerte dalla tecnologia, considerato che - a eccezione della sezione della scuola media con circa 400 ragazzi - per la materna e la primaria non è stato ancora attivato il Registro elettronico che permette tra l’altro di organizzare le classi virtuali e inviare alle famiglie le mail istituzionali.
E così anche maestre e maestri hanno ridefinito le loro giornate lavorative, scandite dalla tecnologia applicata alla preziosa arte di adattarsi. «Ho appena inviato le chiavi di correzione dell’esercizio di storia che avevo mandato lunedì», spiega mentre i suoi figli al piano di sopra sono impegnati uno con una videolezione e l’altra nella classe virtuale. «I primi giorni, quelli subito dopo la chiusura del 24 febbraio, siamo rimasti tutti un po’ spiazzati e disorientati. Il cambiamento, unito alla mancanza di registro elettronico, ci metteva in difficoltà e allora ci siamo subito dati da fare per cercare soluzioni alternative».
Il primo alleato è stato whatsapp, attraverso cui «abbiamo cominciato a dare i compiti, naturalmente senza affrontare argomenti nuovi, trattandosi di bambini di otto anni, ancora piuttosto piccoli». Il ponte tra gli insegnanti e i genitori è il rappresentante di classe; per i docenti invece c’è la chat tecnica di plesso e il team digitale, attivato attraverso l’insegnante Angela Zaghi, e che consente il coordinamento in videoconferenza con Google Meet. La gestione della scuola a distanza si è fatta dunque via via più complessa, arricchendosi di nuovi strumenti. Come la app “Screencast o matic” che permette di confezionare gratuitamente videolezioni fino alla durata di 15 minuti.
«Si può realizzare un powerpoint e sovrapporre la voce dell’insegnante - spiega Margherita Aurora - Quando ho visto le potenzialità di questa applicazione ho realizzato un tutorial che, dopo essere stato vagliato dal dirigente, è stato messo a disposizione di tutti i docenti». Per registrare una lezione possono volerci anche tre ore: ci sono le immagini da scegliere dal libro di testo digitale, le pagine da selezionare e sottolineare, la lezione da preparare. Un modo nuovo di lavorare, e che permette alla scuola di non fermarsi. Le lezioni vengono poi caricate su un canale youtube accessibile solo a chi dispone del link. «Questo naturalmente non avviene tutti i giorni, anche perché non vogliamo caricare eccessivamente i bambini e rispettare il momento di sconvolgimento che stanno attraversando. Vogliamo dare continuità al loro quotidiano, evitando però di stressarli». Margherita Aurora prepara le lezioni delle sue materie, italiano e storia; la sua collega Lucia Ferri quelle di matematica, scienze e geografia.
Quiz e fiabe
C’è poi una sperimentazione di didattica da remoto suggerita da Federica Masieri, biologa e insegnante a Ipswich nel Regno Unito: «La conosco da anni, utilizza questo sistema, che si chiama Kahoot!, ben prima dell’emergenza coronavirus. Permette di preparare quiz vero-falso, o a risposte multiple, e di lanciare una “sfida” che resta aperta per 20 ore. Il docente controlla poi le risposte. Abbiamo chiesto ai genitori la disponibilità ad aderire creando un proprio account, e la risposta è stata unanime». E se senza scuola non c’è neanche la ricreazione, ci ha pensato la maestra Aurora a inventarne una a distanza: «Ho sempre amato molto leggere a voce alta in classe, così da dieci giorni a questa parte registro le Favole al Telefono di Gianni Rodari, e oggi sera ne racconto una. Mai come ora i bambini hanno bisogno di fiabe». —
Alessandra Mura
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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