Cinquemila attività al palo «Serve un piano di ripresa»
I dati del Ferrarese. Imprenditori preoccupati per salute ed economia Felloni (Ascom): il governo alleggerisca il carico fiscale per salvare l’occupazione
«Il primo pensiero di solidarietà è rivolto a quanti sono colpiti dal virus, alle loro famiglie, ai medici, agli operatori sanitari che sono in prima linea per fronteggiare questa emergenza sanitaria», così interviene il presidente provinciale di Ascom Confcommercio Ferrara, Giulio Felloni che poi compie alcune riflessioni sull’emergenza economica: «Gli interventi devono essere concreti, strutturali e proseguire nel tempo. La preoccupazione è forte tra gli imprenditori del territorio perché si è creata una ferita nel sistema economico che sta procurando un azzeramento del fatturato nel turismo, nelle eccellenze della moda, dell’enogastronomia e dei servizi».
PREOCCUPAZIONE
Musei e mostri sono chiusi, eventi e fiere rimandati. In queste settimane, nella nostra provincia, nel commercio al dettaglio si stima che si siano abbassate oltre 1900 saracinesche alle quali si sommano i servizi alla persona con oltre 1000 imprese che hanno sospeso l’attività. Inoltre si aggiungono i 2mila pubblici esercizi (bar, ristoranti, gelaterie, pasticcerie), chiusi dalle ordinanze e per i quali rimane solo la possibilità della consegna a domicilio: per un totale di circa 5mila attività. «Il nostro obiettivo – conclude Felloni – è la difesa del lavoro, delle aziende, dei dipendenti, dei collaboratori, delle loro famiglie. Chiediamo al governo chiarezza ma soprattutto di alleggerire il carico fiscale per poter far ripartire le imprese e salvare l’occupazione. Se ognuno di noi farà la propria parte, ne sono convinto ne usciremo e potremo ripartire con maggiore fiducia e determinazione».
FUTURO INCERTO
«Come settore alberghiero in città – prosegue Zeno Govoni, presidente provinciale di Federalberghi Confcommercio – su marzo e aprile le perdite sono totali rispetto al 2019 (-100%), su maggio e giugno possiamo stimare una contrazione dell’80%. Degli oltre trenta alberghi in città in queste settimane ne sono rimasti aperti non più di 5 o 6. È anche difficile pianificare un business plan finanziario da richiedere al sistema bancario di fronte ad un incertezza senza eguali. Questa crisi cambierà radicalmente il sistema d’approccio nel turismo».
NUOVI INCENTIVI
Un emergenza destinata ad impattare profondamente anche sul piano della ristorazione «nel decreto ci sono alcuni strumenti ed incentivi positivi per il nostro settore, ma non è certo sufficiente – dice Matteo Musacci, presidente provinciale di Fipe – Tra gli interventi utili cito ad esempio il credito d’imposta del 60% sugli affitti per il mese di marzo, la cassa integrazione in deroga totale, la moratoria sui mutui, la proroga delle scadenze fiscali ed altri incentivi sono stati indicati dall’assessore regionale Corsini proprio in queste ore (finanziamenti a tasso zero fino a 150mila euro)». —
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