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IL LUTTO 

La comunità piange don Cesare Il parroco è morto a Novi Ligure

Alessandro bassi
La comunità piange don Cesare Il parroco è morto a Novi Ligure

Originario della Sardegna, dal 2002 al 2017 è stato l’arciprete di Copparo È deceduto all’età di 81 anni per una complicanza dovuta al coronavirus

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COPPARO

La notizia è giunta inaspettata, improvvisa. All’ospedale di Novi Ligure (Alessandria) a causa di complicanze dovute al coronavirus, è venuto a mancare don Cesare Concas, per quindici anni arciprete della parrocchia di Copparo. L’anziano religioso aveva 81 anni, essendo nato a Burcei, in provincia di Cagliari il 5 gennaio del 1939, con ben 61 anni di vita religiosa e 51 di sacerdozio.

Dopo l’ordinazione sacerdotale, fino al 1975 è stato animatore del seminario minore a Selargius (Ca), poi dal 1975 all’83 animatore del seminario nella vicina Finale Emilia, dall’83 al 1993 di nuovo animatore del seminario e vocazionista di Selargius (Ca), ancora in Sardegna dal 1993 al 2002, parroco della parrocchia Beata Vergine Addolorata a Carbonia (CI). Nel 2002 il suo arrivo a Copparo, dove fino al 2017 ha ricoperto l’incarico di arciprete, salutando infine i fedeli per diventare confessore al Santuario Madonna della Guardia di Tortona (Al).

il dolore

La Congregazione Orionina e tutta la comunità parrocchiale di Copparo piangono un uomo schivo e riservato, di incredibile generosità, attivissimo a livello pastorale (va ricordata, fra le altre, la presenza della Madonna di Fatima nel 2014 che ha attirato per ben sette giorni numerosi fedeli a Copparo), attentissimo agli altri e personalmente portato a rifuggire dai riflettori, prontissimo a lavorare per il bene comune. «Un uomo e un parroco di spessore», ha scritto Nicola Rossi, sindaco di copparo negli anni della sua attività pastorale, cominciata ai tempi del sindaco Davide Tumiati, poi con Teresa Bertuzzi e infine appunto con Rossi.

L’attuale parroco copparese, don Lorenzo Panzeri, aggiunge una citazione di don Orione, in cui auspica che «gli angeli del signore portino sulle palme delle loro mani coloro che vanno nella vita beata, accompagnati da vergini e martiri».

Per ricordarlo, riportiamo una parte dell’intervista di addio di don Concas, dopo 5.500 giorni nella comunità copparese. Parole profondamente sentite, quasi profetiche: «Vado a Tortona – ci disse – in provincia di Alessandria, dove ho cominciato la mia attività all’interno del mondo “Don Orione”. C’è un bel centro, un santuario, un piccolo istituto per i bimbi disabili. Io andrò al Santuario di Maria. E – ci disse sorridendo –, vedremo cosa ci porterà la vita. Lascio i parrocchiani nelle mani del Signore. Le migliori e le più sicure. Ci incontreremo ancora, ma nel silenzio della preghiera. Ed il regalo che chiedo è recuperare quel silenzio che ci fa incontrare il Signore. Mi chiama in disparte e non so cosa vorrà dirmi. Ma, in silenzio, ascolterò. Di Copparo porto con me tante cose. Belle. Porto via l’affetto e il ricordo di chi ha collaborato con me». —

Alessandro bassi

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