Pneumologo ferrarese in trincea: è durissima, ma abbiamo armi
Il medico Tamburrini abituato alla mischia: prima linea nel rugby Il lavoro lo ha portato cinque anni fa all’ospedale di Pordenone
la storia
Mario Tamburrini, classe 1981, ex capitano del Cus Ferrara rugby. Mille battaglie in una vita in prima linea, nel ruolo di tallonatore. Adesso la sua partita la sta giocando ancora in prima linea, contro un avversario molto più subdolo. Mario è un valente pneumologo, lavora a Pordenone.
«Diciamo che è una bella partita - dice Tamburrini -: ancora non siamo al collasso come in altre città. I nostri numeri si sovrappongono a quelli di Ferrara. Siamo sempre in attesa di un possibile incremento dei contagi, ma guardiamo avanti con fiducia. La sanità qui è virtuosa e abbiamo ancora strumenti».
«Vivo a Pordenone da 5 anni - prosegue - e qui ho trovato gente tosta, solo all’apparenza schiva. Gente che ti studia prima di fidarsi, che non regala nulla, ma quando ti apre il cuore è per sempre, con un senso di collettività e civiltà da emulazione. Sono quelli che piacciono a me e posso dire che non sono spaventato per me o la mia famiglia, ma per i più fragili, quelli che devi sostenere. Come in una partita dobbiamo fare la scelta di gioco in una frazione di secondo sapendo che questa volta la posta in palio va ben oltre un risultato sportivo».
«Anche mia moglie Gemma è medico - aggiunge Tamburrini - e segue per la regione tutti gli approvvigionamenti ed è anche lei sotto pressione. Quando ci troviamo a casa cerchiamo di distrarci e parlare d’altro, sempre che il telefono non ci riporti alla realtà, visto che siamo reperibili h 24. Poi con l’Aipo (associazione italiana pneumologi ospedalieri; ndr) siamo impegnati nel varare linee guida per sensibilizzare ulteriormente da specialisti sulla tematica e anche questo contribuisce a rendere il carico pesante. Comunque sono fiducioso, non posso pensare altrimenti».
«Ringrazio tutti quelli che in questi giorni ci stanno facendo sentire la loro vicinanza. In ospedale siamo in guerra ma siamo armati per andarci. Proprio ieri, una delle mamme dei ragazzini della società rugbistica che alleno (le Civette; ndr) ci ha inviato delle pizze in reparto per farci sentire la sua vicinanza. Un piccolo-grande gesto che in questo momento ci ha regalato un sorriso». —
Dario Cavaliere
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