Allarme sugli agro-farmaci agricoltori contro i divieti
Confagricoltura: «Demonizzare questi prodotti mette a rischio l’intero settore» L’80% dei fitofarmaci non si può più usare. Braccio di ferro con l’Unione Europea
«La folle demonizzazione in atto contro la chimica in agricoltura rappresenta un danno per tutti, perché mina fortemente il futuro del settore primario, quello agricolo».
una rotta sbagliata
Lo afferma Gianluca Vertuani, presidente di Confagricoltura Ferrara, che prosegue: «La rotta impostata dall’Unione Europea è molto chiara e porta ad una drastica riduzione degli agro-farmaci. Agli agricoltori italiani si chiede di produrre alimenti salubri e di qualità, garantendo nel contempo la sostenibilità ambientale, sociale, ricercando la massima produttività. È quello che da sempre noi produttori stiamo facendo; il sistema europeo di autorizzazione e controllo degli agro-farmaci è il più stringente al mondo e l’Italia dimostra di essere ancora più virtuosa in questo senso. Il ministero della salute – dice ancora Vertuani – ha più volte attestato che i residui non conformi ai limiti di legge sono inferiori al 1% rispetto a una media europea del 2, 5%. Questi risultati sono il frutto dell’impegno degli agricoltori, che sono tenuti ad attenersi scrupolosamente alle prescrizioni e regole sull’uso ottimale e sostenibile dei fitofarmaci, che sono sicuri in quanto registrati. Negli ultimi due decenni – continua Vertuani – l’Europa ha ridotto di oltre il 70% le molecole autorizzate all’uso in agricoltura, portandole da più di mille a meno di 300. I produttori hanno a disposizione sempre meno strumenti di difesa contro le fitopatie perché non esistono alternative agli agro-farmaci che, anno dopo anno, vengono messi al bando. D’altronde per sviluppare un nuovo prodotto occorrono circa 12 anni ed investimenti di svariate centinaia di milioni di euro. Non è difficile comprendere – dice ancora Vertuani – come ciò scoraggi gli investimenti in innovazione, finendo per rendere sempre più difficile il compito delle aziende agricole, che come detto è quello di produrre prodotti sani, di qualità ed in grande quantità. Tutti sanno cosa è successo nelle nostre campagne la scorsa estate – conclude il presidente di Confagricoltura Ferrara – in particolare nei frutteti, aggrediti da malattie fungine e dalla cimice asiatica; non ci si è potuti difendere perché l’uso degli unici agro-farmaci in grado di contrastare tali flagelli è stato vietato. Se non verranno trovate in fretta adeguate soluzioni, non sarà più possibile coltivare diversi prodotti, come ad esempio la pera, prodotto fondamentale dell’agricoltura ferrarese; ed allora per poterla consumare dovremo importarla dall’estero, pagando un prezzo maggiore e senza avere quelle garanzie di salubrità e qualità che le aziende agricole dei nostri territori sono in grado di offrire».
cavalcoli
E a quello di Vertuani, si è aggiunto ieri il grido di dolore di Paolo Cavalcoli direttore della stessa Confagricoltura: «Stiamo conducendo una battaglia anche a livello europeo per far comprendere – ha detto Cavalcoli – che senza le sue medicine l’agricoltura non è sostenibile. Ci è stato tolto l 80% degli agro-farmaci che servivano a qualcosa, ora se non sarà individuata una molecola sostitutiva, gli agricoltori si troveranno in gravi difficoltà e la produzione non potrà che risentirne negativamente». —
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