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Ferrara

Il corteo delle salme portate dall’esercito Non va tutto bene

Annarita Bova
Il corteo delle salme portate dall’esercito Non va tutto bene

Quarantacinque corpi da Bergamo a Ferrara e Copparo per la cremazione Nove camion hanno attraversato le città sotto gli occhi attoniti di chi ha capito

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«Bergamo? Sì. Abbiamo capito». Col viso contratto e la testa bassa un uomo affacciato dalla terrazza che dà su via Ercole I d’Este stacca il cartello color arcobaleno con la scritta “Andrà tutto bene”. Perché da ieri anche a Ferrara qualcosa è cambiato e certe immagini resteranno impresse nella mente e nel cuore di chi, anche solo per caso, ha visto e capito.

Nove camion dell’esercito sono arrivati alle 13.25 al casello di Ferrara sud. In ognuno erano state sistemate cinque bare, tutte uguali. Quarantacinque corpi di madri, padri, figli e nipoti arrivati da Bergamo per essere cremati. Cinque mezzi si sono diretti al Tempio della Certosa di Ferrara, altri quattro a Copparo. Da soli, uno vicino all’altro in una città che forse non hanno mai nemmeno conosciuto. Non un fiore, un abbraccio, un biglietto. E ad un tratto capisci che sì, forse per qualcuno andrà tutto bene ma per altri, tanti altri, non è stato e non sarà così.



Alle 13.15 di ieri due pattuglie della Polizia hanno chiuso il casello di Ferrara sud. Sul posto anche quattro auto dei carabinieri. Il convoglio è arrivato alle 13.25 ed è stato diviso in due gruppi. Il primo si è diretto a Copparo, il secondo invece si è mosso verso la Certosa.

I nove camion con le quarantacinque vittime del coronavirus hanno attraversato vie e piazze deserte, hanno costeggiato le mura, sono passati davanti alle case in una giornata calda e con la primavera scoppiata senza vergogna. La gente nei giardini, affacciata alle finestre e ai balconi è rimasta attonita, sconvolta e chi ha capito ha salutato con il segno della croce.

La bellezza di via Ercole I d’Este ha dovuto fare a pugni con una delle scene più tragiche dal dopoguerra. I camion sono entrati a passo d’uomo nei cimiteri ed accogliere le vittime il sindaco di Ferrara Alan Fabbri e il sindaco di Copparo Fabrizio Pagnoni. «Ho voluto accogliere le salme arrivate da Bergamo - ha detto Fabbri -. È straziante. Immagini che non dimenticheremo facilmente». «Ci sono momenti, sensazioni, immagini che nella vita non si scordano - le parole di Pagnoni -, Accogliere a Copparo i corpi di alcuni cittadini che forse non hanno nemmeno avuto il saluto dei propri cari è un colpo al cuore. Non ci sono parole, non riesco a trovarne».



Le bare di legno chiaro sono state scaricate una alla volta, piano e con una delicatezza estrema dagli addetti del cimitero. Sono state messe sul carrello e portate dentro, in una sorta d’alveare e alla fine del pomeriggio ogni celletta è stata occupata. I forni andranno avanti per tutta la giornata di oggi, «abbiamo deciso di non fermarci - spiega il presidente di Ferrara Holding Servizi Luca Cimarelli -. Non possiamo permettercelo in questo momento. Da Bergamo, ma non solo, ci hanno chiesto la disponibilità e al momento da noi la situazione è gestibile. In mattinata siamo andati avanti con le salme in attesa a Ferrara così da lasciare libero tutto per il pomeriggio. Vedremo, vedremo nei prossimi giorni come andrà a finire. Qui si respira solo dolore».



Sono i militari ad accarezzare le bare. Uomini alti e grossi che si fanno piccoli davanti alla morte. Sul legno lucido, liscio e chiaro una scritta rossa enorme: Copparo su alcune e Ferrara su altre. Sotto alla croce è incastrato il foglietto bianco del mortorio con nome e cognome, data di nascita e di morte. E sopra, in alto con il pennarello scuro ancora un nome e un cognome.

Gli uomini dell’esercito torneranno a prendere le ceneri che saranno conservate in piccole urne e saranno poi restituite ai parenti, quando sarà il momento.

Non bastano le mascherine a nascondere il dolore e la paura perché questa volta nessuno può sapere come andrà a finire e quando tutto questo potrà avere fine. —



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