Sondando le curve cinesi
Guardiamo le curve di Wuhan come in un’altra era gli uomini seguivano il corso degli astri; cerchiamo segni e risposte. La marea crescente dei contagi e l’onda anomala dei decessi hanno sommerso ogni diverso pensiero. Primum vivere. Ma per sopravvivere abbiamo bisogno, anche, di provare a dare un senso all’inimmaginabile instradandolo su strade conosciute. La consolatoria illusione di poter prevedere ciò che accade, ci porta nella provincia di Hubei, dove il virus ha fatto il balzo dagli animali a noi: cinquantotto milioni di abitanti, ci diciamo che un paragone è possibile. Azzerando le lancette del contagio al duecentesimo, i due trend sono effettivamente allineati (quello italiano addirittura inferiore), il colmo di piena è una settimana avanti a noi: in Italia siamo al ventisettesimo giorno, in Cina la diffusione del virus è crollata dopo il trentaquattresimo con un totale di “appena” tremila casi nei successivi venticinque giorni. Non è una formula matematica, non può esserlo. È il percorso tracciato da chi ha superato il valico: migliorarlo o perdersi è affar nostro, sta all’efficacia delle regole che ci siamo imposti e all’immane sforzo collettivo nel rispettarle.
L’andamento di Wuhan offre anche un confronto impietoso sull’indice di mortalità. L’impennata italiana dei decessi ha avuto un ritmo doppio del loro; nel suo giorno peggiore la Cina ha contato 252 vittime, noi 793. Perché? Il virus è implacabile con gli anziani. La letalità sfiora il 23% tra gli ultra novantenni, è del 19,6% tra gli ottantenni e del 12,3% tra i settantenni, ma sotto crolla: 3,5% tra i sessantenni e molto meno a scendere. Il punto è che in Italia gli over65 sono il 22,8% della popolazione, in Cina esattamente la metà.
Il nostro è un Paese anziano, per proteggerlo – per salvarci – dobbiamo contrastare la diffusione del virus. Restando in casa, tutti. E moltiplicando lo screening per intercettare i portatori asintomatici.
Manteniamo distanze e fiducia. Buona domenica.
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