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Salvo il “paziente 1”, morto il padre trasferito da Mesola nel Lodigiano

Salvo il “paziente 1”, morto il padre trasferito da Mesola nel Lodigiano

Mattia, 38 anni, era appena stato dichiarato fuori pericolo così come sua mamma. Moreno non ce l’ha fatta. Il sindaco Padovani: la nostra comunità è in lutto 

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MESOLA. Alle volte la vita è davvero crudele. Mentre il figlio sta uscendo dalla situazione critica, il padre non ce l’ha fatta: è morto Moreno, papà del “paziente uno” Mattia, il trentottenne di Codogno, che dopo un mese di ricovero al Policlinico di Pavia, è stato dichiarato fuori pericolo ed è pronto per tornare a casa.

Il papà, nato e cresciuto a Mesola, era entrato in ospedale con la moglie il giorno dopo il figlio. Sembrava che avesse superato la fase critica. Invece venerdì a Castiglione d’Adda e anche a Mesola è arrivata la notizia del decesso di Moreno, dopo altre due settimane di ricovero, mentre la moglie sta meglio ed è a casa. Mattia è rimasto intubato per 18 giorni e ora è stato trasferito nella terapia subintensiva. Ha ripreso a parlare e respira. È stato staccato anche dall’ultima macchina e sta guarendo. Sua moglie Valentina, che sta per partorire, era già stata dimessa e la bimba sta bene.

Il dolore

A Mesola la situazione è pesante. A dare la notizia è stato uno dei parenti che abita in paese: «Moreno non ce l’ha fatta», ha annunciato. Da quanto si è saputo, papà Moreno è una delle 62 vittime del paese di Castiglione d’Adda, uno dei dieci comuni della zona rossa del lodigiano, causate dall’epidemia. Una famiglia provata e distrutta, che sta cercando di uscire lentamente da un incubo ma che ha visto un figlio salvarsi e un padre morire.

«Mi hanno informato i parenti – dice il sindaco di Mesola Gianni Michele Padovani –, naturalmente come sindaco non sono stato informato dai canali ufficiali perché Moreno abita fuori da tanti anni, non è più residente a Mesola. Mi hanno detto che sarebbe morto di o per coronavirus ma ripeto, sotto questo aspetto non ho alcun tipo di notizia certa». E aggiunge, «la comunità si stringe al dolore della famiglia e nello stesso tempo tira un sospiro di sollievo per Mattia che invece potrà riabbracciare la moglie e vedere il figlio nascere. Siamo provati, molto provati. Questa è una guerra».

Il figlio

Il 38enne era in via di miglioramento da diversi giorni, il peggio era scongiurato: lunedì 9 marzo era uscito dalla terapia intensiva. La grave infezione del 38enne di Castiglione – manager della Unilever, sportivo, volontario del pronto soccorso e in attesa di una figlia – ha segnato l’inizio dell’emergenza in Italia.

La moglie, incinta di 8 mesi, è tornata a casa da settimane dopo essere stata ricoverata al Sacco. Mattia era stato male nella settimana del 14 febbraio. Con febbre alta e tosse, aveva rifiutato un ricovero ed era stato mandato a casa. Ritornato in ospedale a Codogno, grazie all’intuizione di una dottoressa anestesista, gli era stato fatto il tampone per il Covid-19: che era risultato positivo. —

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