«Avete colto il nostro dramma. A Ferrara grazie da Bergamo»
Centinaia di messaggi per il capoluogo e per Copparo dopo l’arrivo delle quarantacinque salme: «Le vostre lacrime ci hanno confortato»
FERRARA. La paura di tanti è morire da soli. Ancora di più, per chi resta, è il timore di non riuscire a salutare, a stringere la mano e a dare in qualche modo conforto a chi sta per lasciarci. Il coronavirus è anche questo: pazienti che chiudono gli occhi per sempre in un letto d’ospedale, circondati da medici bardati dalla testa ai piedi. Corpi che escono dagli ospedali e vengono portati i città lontane per la cremazione. È quanto successo nei giorni scorsi a Ferrara, quando quarantacinque salme sono state accompagnate dai militari in Certosa e a Copparo. Ad aspettarli, in rappresentanza della comunità i sindaci Alan Fabbri e Fabrizio Pagnoni e la loro presenza, la loro commozione è stata per le famiglie delle vittime motivo di conforto. Così come le lacrime e i saluti dei cittadini dai balconi e dalle finestre che hanno in qualche modo abbracciato e dato calore a chi ha visto la vita distrutta in un attimo.
I messaggi. «Grazie ai sindaci per avere accolto le salme dei nostri concittadini di Bergamo sulle note del silenzio e dell’inno nazionale», ha scritto su Twitter il deputato Pd Maurizio Martina. Ringraziamenti anche dal primo cittadino di Bergamo Giorgio Gori che ha parlato di immane tragedia.
I cittadini. Ma sono stati soprattutto i messaggi di gente comune, di cittadini bergamaschi che hanno fatto commuovere. «È impossibile descrivere quello che stiamo vivendo a Bergamo ma vedere la vostra vicinanza e tutto ciò che state facendo per noi ci ha davvero commosso - ha scritto Marta -. Avete colto il nostro dramma e senza troppe parole inutili l’avete fatto un po’ vostro dimostrandoci un immenso rispetto».
«Sono di Bergamo e ho letto quanto state facendo per le nostre povere salme, tutto questo vi fa onore grazie a tutti coloro che con una preghiera accompagnano i nostri concittadini». E ancora, «molti di noi in queste settimane hanno perso famigliari, parenti, amici, semplici conoscenti. Nemmeno un cerimonia funebre per il conforto della fede, nemmeno l’affetto di parenti o amici per non sentirsi soli. Ve li affidiamo, abbiatene cura, sono persone semplici. Grazie per quel gesto di pietà, grazie per quelle lacrime». —
Annarita bova
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