Nella rete dei pazienti dimessi entra anche l’Osco di Copparo
Presentato il piano Asl, una decina di posti letto saranno dedicati a pazienti dimessi dalle unità Covid. Gli ospiti attuali trasferiti in altre strutture. Proteste della Fials
COPPARO. numeri dell’emergenza Covid in provincia si fanno sempre più pesanti (solo ieri tre morti e oltre 30 ricoveri negli ospedali) e l’Asl recupera altro spazio e strutture per i pazienti che necessitano di camere attrezzate per i casi sospetti e per quelli conclamati e più gravi (terapie intensive). Ieri ai sindacati l’azienda ha presentato il piano che inserisce nella rete “Covid” della provincia anche l’Ospedale di comunità (Osco) di Copparo. Una decina di posti letto sarà riconvertita per pazienti Covid positivi dimessi dagli ospedali. Le persone attualmente ricoverate nell’Osco di Copparo saranno o dimesse (se possono rientrare a casa) o destinate ad altre strutture del territorio. «Gli operatori saranno dotati di tutti i presidi indispensabili per garantire la sicurezza», spiega l’Asl.
Il nuovo tassello dell’assistenza per i ricoverati positivi al test va a completare, per il momento, un sistema basato su 2 reparti per casi sospetti, 3 unità per pazienti contagiati e 2 terapie intensive già in funzione all’ospedale di Cona, un’unità di Medicina riconvertita per pazienti Covid al Delta, già occupata da una cinquantina di pazienti e dal nuovo centro Covid a Copparo.
Per gli altri ricoveri (i pazienti che soffrono di patologie diverse) restano in funzione i letti di Medicina ad Argenta, la chirurgia di Cento e le case di cura, che sono già state allertate. La Fials chiede più informazione e attenzione per le condizioni di lavoro. «Si fa presente – scrive – che l’Osco è una struttura territoriale intermedia, con 15 posti letto a gestione infermieristica e con presenza del medico di medicina generale 2 ore al giorno a rotazione). La preoccupazione di reperire nuovi spazi, non può fare passare in second’ordine la corretta e preventiva informazione ai professionisti coinvolti, la garanzia delle condizioni di sicurezza per gli operatori sanitari e per i pazienti che, può venire solo dalla certezza di avere a disposizione i dispositivi di protezione idonei». –
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