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L’Anffas: nei centri residenziali servono interventi anti contagio

Beatrice Barberini

Dalla Coccinella Gialla di Cento il sostegno all’appello per tutelare le persone con disabilità, le loro famiglie e gli operatori delle strutture 

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il caso

«In tutti i centri residenziali, come la Coccinella Gialla di Cento, servono tutele e interventi per evitare il contagio da Covid 19, per proteggere chi vive in struttura e gli operatori che ci lavorano. Occorre fare tamponi a tutti, e aiutare le famiglie con persone con disabilità».

L’APPELLO

Ci sono anche il direttore di Coccinella Gialla Michele Bronzino e la presidente di Anffas Cento Giordana Govoni tra i consiglieri del direttivo nazionale di Anffas che ha lanciato un appello alle istituzioni: «Occorre cambiare strategia. I centri residenziali sono bombe ad orologeria pronte a scoppiare. La preoccupazione, è che gli operatori che, con grande professionalità e responsabilità, e anche paura e preoccupazione, stanno svolgendo il loro lavoro, possano involontariamente contagiare, dentro la struttura da asintomatici, chi vive nel centro residenziale».

GUANTI E MASCHERINE

Tutti gli operatori utilizzano i presidi di protezione personale, guanti, mascherine, e «si disinfetta ovunque, ma vengono al lavoro poi tornano a casa. Il rischio è altissimo. I 38 residenti di Coccinella Gialla vivono protetti nella struttura, fanno tante attività e usufruiscono del nostro grande giardino. Noi lo spazio lo abbiamo quindi, in base alla direttiva regionale, i ragazzi verranno anche suddivisi in due gruppi. Ma è agli operatori che chiediamo che venga fatto il tampone. E se dovesse capitare che qualcuno risulti positivo, facciamo gli scongiuri, abbiamo già preparato una camera e il necessario per gli operatori che dovranno entrare».

Massima condivisione quindi, evidenzia Giordana Govoni, per l’appello lanciato da Roberto Speziale, presidente nazionale Anffas, che scrive a nome delle decine di migliaia di persone con disabilità, di famiglie e di operatori, per richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla situazione di massima emergenza: «I nostri appelli, fino a oggi, sono caduti nel vuoto. Non è più procrastinabile iniziare a fornire strumenti come kit di protezione e ad effettuare tamponi, così da evitare il protrarsi dei contagi che, nel caso dei centri residenziali, sono più rapidi e aggressivi. Bisogna isolare e distanziare il più possibile le persone anche nelle strutture, anche ricorrendo a sedi diverse. E assicurare alle persone con disabilità, i cui genitori siano ricoverati o siano venuti meno a causa del coronavirus, immediata presa in carico. Quando sono le persone con disabilità a risultare positive, bisogna assicurare, con urgenza, ai genitori adeguati supporti». E va tutelata «la salute degli operatori».

Nel garantire piena disponibilità a collaborare con le autorità per fornire supporto, Anffas rimarca poi la grave situazione delle famiglie in cui vivono persone con gravi disabilità o non autosufficienti specie quelle con seri problemi comportamentali: «Sono allo stremo». —

Beatrice Barberini

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