Questo virus è avido, sarà una gara contro il tempo
Alcune riflessioni sull’epidemia in corso. Riflessioni che non vogliono essere critica ma spunto di dialogo, riflessione, approfondimento. Anche se imprevisto, ci troviamo di fronte ad un evento connaturato ai nostri tempi; all’ampia mobilità di merci e persone, ne sono tipici esempi la cimice asiatica o la zanzara tigre, “importati”da paesi lontani. Così il Coronavirus nato da una mutazione in oriente, l’epidemia si sarebbe propagata per vicinanza, dando sicuramente anche più contagi ma avrebbe consentito al nostro sistema immunocompetente di “armarsi” . I virus sono le forme di vita più antiche, semplici, essenziali, mentre abbiamo potenti armi contro i batteri (antibiotici) siamo inermi nei confronti dei virus. Percepisco questo virus un po’ come un predatore avido, in questo caso di parassitarci, è ancora giovane, nei vari passaggi muterà e, per meglio parassitarci diventerà più simile a quei virus che normalmente ci attaccano ma verso cui il nostro sistema immunitario è informato, reattivo, pronto ad una risposta efficacie. Ma questo processo è lento, è una gara contro il tempo. Penso che sin dall’inizio sarebbe stato opportuno convocare un tavolo di tutti gli esponenti della comunità scientifica, un tavolo inclusivo, libero da pregiudiziali, che avrebbe per questo potuto diventare una istituzione autorevole e seguita con fiducia dalla nostra popolazione. Ci sono sistemi di prevenzione proposti non da ciarlatani ma da laureati che comunque hanno dedicato la propria vita alla cura delle persone anche se lontani dai canali “ufficiali” , perché non valutare e valorizzare anche queste esperienze.
Da un punto di vista epidemiologico credo sarebbe opportuno concentrare i malati in pochi ospedali minimizzando la diffusione. Altro punto: credo sarebbe importante una azione di disinfenzione e bonifica degli ambienti visto che il virus si depone sugli oggetti, per cui potrebbe essere utile per diminuire la carica infettante portare queste azioni su: strade, marciapiedi, supermercati, imballaggi, luoghi comunque frequentati. L’aspetto che di questo contesto non mi piace è questa sorta di caccia all’untore, vedere gli altri quasi con terrore, dimenticando ogni principio di solidarietà, paralizzati dal terrore della malattia, non c’è nessuno che vuole deliberatamente infettare qualcuno.
Non credo che passata la epidemia tutto torni come prima, perché la gente assumerà nel frattempo altre abitudini, che la porterà a rimanere sempre più isolata, chiusa. Non sono particolarmente preoccupato, per vari motivi, avendo scelto di fare il medico avevo messo in conto la possibilità di ammalarmi, come il domatore di fiere sa che entrando in gabbia qualche zampata se la può prendere, già in passato ho avuto una epatite tossica da Alotano. Poi ho una età che in altre epoche la media delle persone non avrebbero raggiunto, ed infine confido nel sistema immunitario. —
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