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Sorveglianza e protezioni Cgil contro l’azienda Asl

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Sicurezza sul lavoro, esecuzione di tamponi, sorveglianza sanitaria e dispositivi di protezione individuale e percorso uniforme tra i dipendenti delle aziende sanitarie pubbliche di Ferrara e delle strutture accreditate. Sono le richieste rivolte da Cgil sanità per tutelare chi, ogni giorno, è impegnato nella cura dei malati nel pieno dell’emergenza. Nonostante le richieste rivolte al dipartimento di sanità pubblica e il protocollo firmato a livello nazionale tra i sindacati confederali e il ministero della Salute, nel territorio ferrarese solamente da parte della Azienda S.Anna si sono avuti segnali di risposta, con indicazioni per il contenimento della malattia la netta volontà di eseguire il tampone secondo uno screening periodico a tutti gli operatori impegnati con pazienti Covid o sospetti tali, mentre nessun segnale è giunto dall’Asl. «Non possono esserci lavoratori di serie A e di serie B e si deve garantire la massima tutela sia sul piano dei controlli sanitari che sulla formazione degli operatori impegnati» spiega Erika Salvioli, segretaria provinciale Cgil sanità.

Altro aspetto importante è la carenza dei Dpi utilizzati per la tutela del personale della sanità, che non è ristretta solo all’utilizzo delle mascherine, ma anche al numero esiguo di camici e tute idrorepellenti a loro disposizione e alla necessità di dover riutilizzare importanti presidi quali visiere e occhiali. «L’utilizzo di questi presidi deve avvenire apposita formazione che viene effettuata solo a distanza e non è peraltro obbligatoria per il personale - prosegue Salvioli - Siamo estremamente preoccupati che gli operatori possano diventare un veicolo di infezione, nei confronti dei lavoratori stessi e di tutta la collettività». Un altro aspetto segnalato dalla Cgil è legato alle assunzioni del personale e che vede la scelta da parte delle aziende ferraresi di assumere nuovi operatori con contratti di libera professione o mediante agenzie interinali. «Comprendiamo la necessità del momento e l’urgenza di assumere personale, ma il tutto deve essere svolto secondo una logica che porti alle stabilizzazioni del personale il quale impiego sarà necessario anche nella fase successiva all’emergenza in atto. Sottolineiamo comunque lo spirito di abnegazione nel quale tutto il personale della sanità sta operando con l’unico obiettivo della cura del malato» conclude la segretaria Cgil sanità.

Il sindacato infermieri Nursing Up denuncia pure «inadeguata disponibilità di Dpi e test diagnostici. Per quanto riguarda la realtà della nostra provincia non siamo nemmeno in grado di quantificare il numero degli operatori contagiati, essendone stato sottoposto a diagnosi fino ad ora un numero straordinariamente esiguo». Nursing Up chiede poi che «venga ripristinata la mensa di reparto per tutti gli operatori, soprattutto per quelli che lavorano nei reparti Covid», con una punta polemica nei confronti di «un’azienda sorda a queste richieste che, proprio in questi giorni sta mettendo in atto il famoso art. 86 del contratto che grazie alla complicità dei sindacati confederali decurterà lo stipendio agli infermieri». —

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