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Taxi, flotta “azzerata” Bene l’ok alle consegne

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Già la settimana successiva al primo “coprifuoco” del 24 febbraio la loro attività si era dimezzata. Oggi, a un mese da quella stretta iniziale, il lavoro dei taxisti è praticamente ridotto a zero. «A Ferrara siamo in 54, ma ora flotta è quasi annullata e in ufficio è rimasta soltanto una centralinista che lavora al mattino e poi scatta il risponditore automatico - spiega il referente del Consorzio Taxi di Ferrara, Davide Bergamini - I clienti sono ormai pochissimi, qualcuno che ci chiede di portarlo all’ospedale, altri che ci chiamano per spostamenti di lavoro, ma non sempre hanno l’autocertificazione e non possiamo caricarli. E poi c’è il problema delle mascherine che cominciano a scarseggiare: noi ne abbiamo poche, i clienti non sempre la indossano». E se le aziende manifatturiere cercano di riconvertirsi producendo mascherine, i taxisti propongono di ampliare il loro campo di azione durante l’emergenza, attivandosi nel campo della consegna a domicilio di beni necessari, come la spesa o le medicine. Una richiesta fatta alla Regione dai rappresentanti regionali della categoria (Alleanza Cooperative, Confartigianato Trasporti, Cna Fta, Ulitrasporti, Unica Cgil e Uritaxi ) e che Viale Aldo Moro ha accolto. Ora toccherà ai Comuni definire le modalità operative e i regimi tariffari idonei a rendere funzionale l’iniziativa. Al momento, fa sapere Bergamini, il Consorzio non ha ancora preso contatti con singoli esercizi, ma la proposta è valida per ripartire. —

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