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La rabbia dei piccoli negozi «Stop alla concorrenza sleale»

Davide Bonesi
La rabbia dei piccoli negozi «Stop alla concorrenza sleale»

I proprietari delle attività del centro di Copparo critici con la grande distribuzione «Noi chiusi, loro possono vendere tutto. Così si compromette l’intero equilibrio» 

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Il tema è uno di quelli al centro del dibattito da quando è iniziata l’emergenza. Ossia il fatto che i negozi della grande distribuzione vendono tutto, non solo cibo e generi di prima necessità. Dunque, anche prodotti come abbigliamento, cartoleria, giocattoli, libri e altro i cui negozi al dettaglio sono stati chiusi perché ritenuti non beni di prima necessità. E questo vale anche per i negozi che vendono prodotti di pulizia della casa e per l’igiene personale, ma anche quelli per la cura del proprio corpo, a loro volta non di prima necessità. In tal senso, i decreti emessi dal Governo non esplicitano chiaramente un divieto, e così le Gdo (grande distribuzione) continuano a vendere tutto regolarmente, ad esclusione del sabato, come deciso da un’ordinanza regionale, che prevede l’obbligo di delimitare i settori dove non vengono esposti generi alimentari, farmaceutici e giornali.



Ebbene, di questo tema si parla tanto in queste settimane ma dal mondo del commercio la prima critica ufficiale arriva da Copparo. Non a caso uno dei centri della nostra provincia dopo c’è maggiore coesione fra attività commerciali. Ebbene, una trentina di titolari di negozi del centro storico ora chiusi (praticamente la quasi totalità) si sono compattati. A rappresentarli la portavoce Paola Bertelli, storica commerciante copparese e consigliera provinciale di Federazione Moda Italia di Ascom. «Il nostro non vuole essere un attacco diretto alla grande distribuzione - spiega -, ma il grido d’allarme di una categoria, amareggiata e preoccupata per quanto sta accadendo. Noi siamo il motore economico di tutta Italia, una parte importante del sistema, quelli che tengono vivi i paesi di tutta Italia. Per questo non capiamo come mai in questo momento, così difficile per chi ha piccole attività commerciali, ci siano tali disparità. Ancora in questa settimana a Copparo vi sono supermercati regolarmente aperti che vendono di tutto, perfino scarpe e abbigliamento di marca scontato, quello che dovremmo vendere noi... ma non possiamo».



Prima di rivolgersi al nostro giornale, i commercianti copparesi hanno inviato una mail al Comune di Copparo (per conoscenza al sindaco Fabrizio Pagnoni ed all’assessore Bruna Cirelli), nonché contattato le proprietà di alcuni grandi market presenti nella cittadina. «Dall’amministrazione nessuna risposta per quello che riteniamo un tema locale importante, mentre dalle direzioni dei supermercati si sono limitati a rispondere che si attengono a quanto previsto dagli attuali decreti. Addirittura in un caso ci è stato risposto che spostare i prodotti non vendibili significherebbe impegnare personale che ora non hanno per via delle riduzioni».

Fra l’altro, proprio a Copparo è stato sanzionato un market che vendeva prodotti non inseriti fra quelli necessari di sabato. «Siamo arrabbiati, ma la nostra è una rabbia costruttiva. Chiediamo più attenzione nei nostri confronti, perché si rischia di compromettere l’equilibrio dell’intero sistema economico, locale e non solo». —



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