Odissea di Francesco ristoratore in Cina «Barlumi di normalità con tre quarantene»
La complicata avventura del ferrarese Bendandi tornato in Cina Il suo locale si trova a quattrocento chilometri da Wuhan
LA STORIA/2
Un ferrarese si trova in Cina in quarantena. Francesco e la Cina ai tempi del Coronavirus è la storia di un ferrarese che ci racconta come si vive oggi dall’altra parte del mondo.
«Il clima in Cina è particolare perché si sta ritornando pian piano alla normalità – dice Francesco Bendandi, 33 anni, che vive nella provincia di Anhui dove ha un ristorante dal nome Ciao –, però la gente prende tutto ancora con molta cautela, perché hanno riscontrato diversi casi di ritorno di virus importati da persone di rientro dall’estero. Stanno chiudendo di nuovo tutti i confini per evitare che il contagio si ripresenti. Le nuove misure restrittive prevedono quindici giorni di quarantena per chiunque provenga da fuori territorio nazionale».
le precauzioni
Le misure precauzionali che hanno fatto scuola in tutto il mondo potrebbero essere messe in discussione da questo reflusso. Proprio adesso che le acque si erano placate e che l’alta marea sembrava finita. «Ho un ristorante in società con altri ragazzi stranieri come me (Francesco è l’unico italiano, ndr) e avevamo riaperto l’attività una settimana fa. Come dicevo, tutto sta ripartendo gradualmente, ma la situazione viene tenuta sotto controllo. Tutti abbiamo un’app, molto popolare in Cina, che si chiama Alipay e che serve un po’a tutto, anche agli acquisti. Da quando è scoppiata l’emergenza Coronavirus, all’app è stato inserito un apposito codice, l’Ankang Code che aggiorniamo ogni tre ore; grazie a questo code il governo ci monitora lo stato di salute in tempo reale», con il quale si può accedere a tutti i locali e luoghi pubblici, perfino per entrare nel tuo condominio. Con la luce verde hai accesso, un po’come un semaforo. Anche in Cina, come in Italia, c’è apprensione per la situazione economica e alcuni provvedimenti sono stati presi in questa direzione, come sta accadendo da noi.
«Da oltre due mesi non ci viene fatto pagare l’affitto del ristorante, ma in generale sono state agevolate tutte le attività commerciali da questo punto di vista. Ovviamente, però, le disposizioni pur essendo simili, variano da provincia a provincia. Basti pensare che Anhui, la provincia in cui mi trovo, conta 60 milioni di abitanti e quindi parliamo di popolazioni nell’ordine di grandezza dell’Italia».
A proposito di Bel Paese, Francesco ci spiega senza troppi giri di parole il perché della solidarietà instauratasi tra le due Nazioni. «Alla Cina piace molto l’Italia. La nostra cultura, il cibo, l’arte e il nostro sport. Pensate che gestisco un bar, molto piccolo per la verità, per guardare le partite. E dal momento che tifo Spal, sono riuscito a contagiare col mio entusiasmo anche molti cinesi che si mettono a tifare con me durante le partite. A proposito, penso che sia stata un’annata difficile per la squadra, ma spero che le cose possano migliorare in futuro, quando si riprenderà a giocare».
Calcio a parte, la Cina ci guarda con apprensione. «Ai cinesi dice ancora Francesco – dispiace molto la situazione che si è venuta a creare in Italia. Leggono i giornali, si informano, e consigliano di seguire le disposizioni, perché vedono troppe persone ancora in giro per le strade».
Se vi sembrano insopportabili le misure restrittive imposte dal nostro Governo, provate a chiedere cosa ne pensa Francesco Bendandi. Il ferrarese 33enne vive e lavora in Cina da sette anni, dove ha un ristorante ad Hefei, nella provincia di Anhui a 400 km da Wuhan, e negli ultimi due mesi si è sorbito ben tre quarantene quasi di fila. Un po’come fosse Ulisse inseguito da un nemico invisibile, il Coronavirus, che da due mesi tormenta la quotidiana esistenza di ognuno di noi.
una moderna Odissea
La moderna Odissea di Francesco inizia a fine gennaio quando la famiglia, preoccupata per le notizie che arrivano dal continente asiatico, gli chiede di tornare a Ferrara. Lui avendo già affrontato una prima quarantena in Cina, parte per l’Italia e raggiunge in areo Milano, dove lo screening dà esito negativo. Nessun sintomo, sta bene, ma raggiunta la nostra città sceglie l’isolamento volontario per quindici giorni e per tutelare ancora di più la salute dei genitori, preferisce non condividere con loro nemmeno le stesse stanze. Bendandi, però, in Cina deve tornare per lavoro e riparte. Siamo ai primi di marzo, ormai il Coronavirus ha occupato tutte le pagine di giornali e telegiornali, online e tradizionali. Fa scalo ad Hong Kong, sta bene, non ha sintomi, ma deve stare in isolamento precauzionale per quindici giorni dove viene costantemente monitorato. Calvario finito? Nemmeno per sogno, Francesco per raggiungere la Cina deve difatti attraversare a piedi il confine per raggiungere Shenzen Bay. Quattro ore di controlli sanitari prima di prendere il volo per Hefei. La quarantena prosegue quindi in un hotel messo a disposizione dal Governo cinese, ma pagato a tariffe ridotte da chi è costretto all’isolamento. Qui, Francesco Bendandi viene monitorato con tamponi e misurazioni della temperatura costanti, prima di raggiungere la sua Itaca, in questa incredibile Odissea targata 2020. Il ritorno alla normalità per il ferrarese dovrebbe avvenire a fine marzo, si spera. —
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