Sabato di lutti: sei morti tra Ferrara, Cento, Mesola, Voghiera e Argenta
Il ricordo dei familiari. In provincia calano i ricoveri, primo tampone positivo a Lagosanto. Nove persone guarite al Sant’Anna
FERRARA. Sei decessi in poche ore. Tra la notte di venerdì e la mattina di ieri il virus, in provincia, ha fatto salire a 29 morti il prezzo che ha chiesto e sta chiedendo alla comunità ferrarese.
Per quattro persone, tutte ricoverate nell’ospedale di Cona, ogni speranza si è spenta nel pomeriggio di venerdì: una donna di 85 anni di Mesola, entrata in ospedale circa 15 giorni fa; una donna 91enne di Cento, anche lei ricoverata da circa due settimane; una donna di 81 anni di Ferrara assistita al Sant’Anna da alcuni giorni e un uomo di 76 anni di Voghiera, in cura da circa una settimana.
Ieri, invece, è morta una donna di 70 anni di Ferrara, anche lei da pochi giorni a Cona. Un altro decesso è stato registrato al Delta, una donna di 83 anni di Argenta.
Si conferma l’età mediamente alta delle vittime dopo alcuni casi di pazienti sotto i 60 anni, deceduti negli ultimi giorni. Anomalo invece il dato relativo al genere: quasi tutte le persone sopraffatte dal coronavirus, questa volta, sono donne.
Nella seconda parte del mese che sta per finire il bollettino provinciale ha registrato una crescita che si è impennata questa settimana facendo salire il conto dei lutti a 4-5 al giorno.
Il ricordo nei paesi
A Voghiera si è registrato il secondo decesso in 12 giorni dall’avvio del monitoraggio da parte dell’Asl. La vittima era una persona molto riservata, così la descrivono in paese, e aveva avuto gravi problemi di salute in passato. Per i suoi contatti recenti è scattata la quarantena.
A Mesola, invece, per tanti anni la voce di Alves Barboni, la paziente stroncata venerdì pomeriggio dal coronavirus, è risuonata tra le navate della chiesa insieme a quelle del coro parrocchiale. «Ora potrà cantare da lassù perché le è sempre piaciuto tanto», dichiara il nipote Davide Bordini, consigliere comunale nella lista “Insieme per crescere”, del sindaco Gianni Michele Padovani.
Il ricovero
La polmonite virale l’aveva colpita il 7 marzo scorso. «A causa della febbre – prosegue il nipote – dopo due giorni è stato disposto il ricovero, dapprima all’ospedale del Delta. Con l’esito purtroppo positivo del tampone è stata trasferita a Cona e intubata. Si era pure ripresa e aveva cominciato a respirare autonomamente, ma domenica scorsa ha avuto una drammatica ricaduta».
Dal giorno del ricovero tutta la famiglia, che nel frattempo ha dovuto adottare tutte le misure previste dall’isolamento domiciliare, non ha più potuto vedere nonna Alves, né sentirla al telefono. L’anziana era conosciuta a Mesola anche per l’attività di cuoca e di operaia agricola, non era affetta da patologie gravi e sino al giorno del ricovero ha condotto una vitaattiva. «Nonna è sempre stata una guerriera e si è sempre data da fare per tutti – ricorda il nipote Davide –, ero molto legato a lei, quando ero piccolo giocavamo assieme e mi portava al mare, poi ultimamente ero io ad accompagnarla in giro. Ma era anche una grande appassionata di dolci, in particolare di crostate e dolci al mascarpone». Nonna Alves lascia una famiglia numerosa, che ha concluso il periodo di isolamento giovedì, spiega il nipote, senza problemi.
Il sindaco Gianni Michele Padovani, unendosi al lutto, sottolinea che «siamo tutti costernati e vicini alla famiglia».
«Quando tutto questo finirà – conclude Davide Bordini –, le dedicheremo una messa, era molto credente».
La donna di 91 anni, centese, deceduta al Sant’Anna, risiede ad Alberone, frazione già toccata - per frequentazioni comuni - dalle tragiche conseguenze del contagio che ha coinvolto nei giorni scorsi persone residenti in altre frazioni.
La scia dei lutti
Il 13 marzo è stato un 85enne ex impiegato del petrolchimico, di Ferrara, a cedere all’attacco della malattia. Una notizia seguita da altre 28 altrettanto funeste: la morte di una donna di 84 anni, di Ferrara, di un 77enne di Cento, di un 60enne di Voghiera (il 15 marzo, con la conferma acquisita dopo il decesso grazie all’esito del tampone, il 19 marzo) e da un 73enne di Ferrara, il 16 marzo. Una sequenza proseguita con la perdita di un 75enne di Goro, di un 88enne di Poggio Renatico e di una 68enne di Ferrara. A loro si sono aggiunti – man mano che la pandemia si diffondeva anche nel nostro territorio – un 85enne di Cento, una 71enne di Pieve di Cento (Bo), di una 82enne di Ostellato. Poi i quattro decessi del 24 marzo: un uomo di 87 anni, di Molinella (Bo), un uomo di 88 anni, di Ferrara, una donna di 76 anni, di Copparo, un’anziana di Cento, il cui decesso è stato registrato in ritardo dopo aver acquisito l’esito del tampone, e poi un 85enne di Fiscaglia, una 92enne di Ferrara, una 87enne di Ferrara, un 57enne di Cento, una 86enne di Ferrara, una 53enne di Argenta, un 73enne di Codigoro e un uomo 86enne di Cento. Un conto che è stato aggiornato con le sei vittime di ieri.
Ricoveri e test positivi
Il dato dei ricoveri, ieri, in provincia era in calo: 23, contro i 38 di venerdì. Due i ricoveri in terapia intensiva: 2 pazienti a Cona residenti a Codigoro e Comacchio. Ieri sono stati registrati 36 tamponi positivi (tra cui il primo di di una persona residente a Lagosanto, dove ha sede l’ospedale), 270 quelli complessivi in provincia (115 dei quali a Ferrara, 32 a Cento, 29 ad Argenta, 10 a Voghiera). Sale il numero dei guariti: 9 nell’ospedale di Cona, residenti a Ferrara. Si riduce il numero dei tamponi in attesa di esito: 113 contro i 212 del giorno prima.
Dall’inizio del monitoraggio sono stati 1.492 i soggetti in sorveglianza, per 666 il periodo si è concluso. —
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