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Emergenza coronavirus a Ferrara
L'EMERGENZA CORONAVIRUS

Terapie intensive sature: pronto soccorso semivuoti

Gioele Caccia
Terapie intensive sature: pronto soccorso semivuoti

La virosi ha modificato profondamente gli accessi negli ospedali del Ferrarese. Se salgono i ricoveri per i pazienti più gravi possibile trasferimento fuori provincia

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L’onda lunga dell’emergenza da coronavirus si è presentata a Ferrara e provincia con i 13 decessi degli ultimi quattro giorni. I dati che arrivano dalle due aziende sanitarie del territorio confermano che il sistema è già da qualche giorno sotto pressione, nonostante gli aggiustamenti in corsa messi in atto dal Sant’Anna e dall’Asl, che hanno rinconvertito alcuni reparti per adattarli alle nuove esigenze di ricovero.

LA SITUAZIONE IN PROVINCIA

Il primo dato che balza agli occhi è la saturazione delle terapie intensive. Per i pazienti Covid-19 (il nome scientifico della virosi) sono stati allestiti in provincia 32 posti letto dedicati: 22 all’ospedale di Cona e 10 al Delta, dove l’ex Medicina è stata completamente riorganizzata. Con qualche oscillazione di poche unità, a causa dei lunghi periodi di degenza, queste aree di assistenza intensiva hanno di fatto raggiunto il livello di saturazione.

Nella settimana entrante, se il flusso non rallenta, potrebbe porsi il problema di reperire i posti letto riservati ai ricoveri subentranti, ricerca che a questo punto andrà fatta in Area vasta, cioè tra gli ospedali di Bologna e Imola.

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L’AZIENDA OSPEDALIERA

Il Sant’Anna, nelle ultime settimane, ha ricavato 7 unità operative per pazienti Covid: 2 terapie intensive da 11 posti letto ognuna (22 in totale), altri 36 posti letto suddivisi in due sezioni (12 più 24) per pazienti Covid sospetti (le persone di cui non è ancora noto l’esito del tampone) più 118 posti in tre sezioni (24 più 48 più 46) per pazienti Covid positivi. I 22 posti di terapia intensiva sono di fatto tutti occupati (è stato addirittura aggiunto un posto in più: sono 23), mentre degli altri 154 posti quelli liberi, a ieri, erano 51 e 7 letti ospitavano pazienti trasferiti da fuori provincia.

Il turn over, anche se lento comunque c’è: finora, dall’inizio del monitoraggio, 44 (2 dei quali provenienti da altre province) sono stati in totale i pazienti guariti o dimessi dall’ospedale ferrarese.



L’AZIENDA TERRITORIALE

L’Asl ha aumentato la capacità della terapia intensiva dell’ospedale del Delta da 6 a 10 posti letto, tutti occupati da pazienti Covid positivi. Il quadro migliora negli altri settori: in una piastra chirurgica sono state ricavate 10 stanze dedicate, delle quali una sola - a ieri - era occupata. In Lungodegenza è stato allestito un altro settore da 14 posti letto per Covid positivi (6 i ricoverati).

La capienza della Medicina è stata ridotta temporaneamente da 59 posti letto a 45: in 27 letti sono ricoverati pazienti positivi al tampone, in altri 10 hanno trovato posto i casi sospetti. Negli spazi dell’ex servizio psichiatrico sono state attrezzate 8 stanze, 6 delle quali occupate da pazienti Covid positivi. C’è infine l’Osco di Copparo, l’Ospedale di Comunità a cui è riservato un settore della Casa della Salute, dove ci sono altre disponibilità per pazienti dimessi.



Si tratta di ricoveri giunti alla fine della fase acuta (quella che richiede l’assistenza più assidua) e che, per vari motivi (mancanza di un luogo dove rientrare e vivere non a contatto con altre persone, necessità di cure mediche ulteriori), devono essere ospitati in una struttura sanitaria.

SE IL RITARDO DIVENTA UN RISCHIO

I pronto soccorso sono uno dei servizi che, controcorrente rispetto ai reparti citati finora, hanno registrato un calo molto importante nei flussi.

Le due aziende stimano una frenata, a spanne, del 50%, ma si tratta di dati oscillanti fra un calo del 30 e uno del 70%. «Non conosciamo tutti i motivi che hanno determinato questa caduta di accessi - precisa Adelina Ricciardelli, responsabile dei pronto soccorso dell’Asl - in parte può essere spiegato da un rapporto più stretto col medico di base per le piccole patologie, forse in misura maggiore dal timore di ammalarsi in ospedale o dalla sensazione di non trovare assistenza per patologie diverse dell’infezione da coronavirus. In realtà gli ospedali continuano a curare anche pazienti non Covid e non è una buona scelta aspettare che la situazione ritorni alla normalità in presenza di sintomi che dovrebbero essere segnalati al medico. Si rischia così di aggravare una condizione patologica che, se richiedesse un intervento tempestivo, potrebbe essere affrontata con più complicanze e rischi dopo un certo tempo». Stesse valutazioni da parte dell’azienda ospedaliera. —

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