Vent’anni di lotte per salvare il San Camillo In testa Mezzogori
«Dopo 12 giorni di febbre, di tosse e difficoltà respiratorie il medico curante non sarebbe mai stato assalito dal dubbio che potesse essere qualcosa di diverso di una influenza, in un quadro generale di virulenza del Covid-19. E adesso quella donna, che ha 65 anni, è in terapia intensiva a Cona». Manrico Mezzogori, della Consulta Popolare per il San Camillo di Comacchio, racconta quanto successo ad una signora, promettendo «di arrivare sino in fondo a questa storia, come Consulta non molliamo».
i fatti
«Dopo ormai 50 giorni di bombardamento televisivo h24 ormai tutti, e soprattutto i medici sono in grado di riconoscere i tipici sintomi del virus che ha contagiato il pianeta - dice Mezzogori -, eppure alla signora di Comacchio è stato detto di prendere la Tachipirina in caso di febbre alta. Solo che lei continuava a stare male, malissimo, sempre peggio».
Così nella giornata del 26 marzo i conoscenti della paziente si sono attivati contattando i numeri di emergenza come previsto dai protocolli nazionali e regionali. «Due ore di attesa prima che si liberasse un operatore. Spiegata la situazione si sono messi in contatto con i famigliari della paziente: ci risentiamo fra 2-3 giorni hanno detto».
in ospedale
Ma la 65enne sta sempre peggio e alle 23 si rompono gli indugi. «Viene chiamato il 118. In men che non si dica l’ambulanza è già casa e senza tanti preamboli, evidentemente data l’esperienza del personale medico, la paziente viene immediatamente ricoverata al reparto di malattie infettive di Cona, Il giorno dopo il responso del tampone: contagio da coronavirus e trasferimento in terapia intensiva».
I famigliari della paziente chiedono di essere sottoposti a loro volta al tampone di verifica «così come è prassi, o dovrebbe essere perché ancora non si è ben capito - tuona Mezzogori -. Ma la risposta è negativa perché i tamponi si fanno solo a chi presenta i sintomi. Restate in casa è la laconica risposta. Ma scherziamo? In questi casi tutti i famigliari che sono stati a contatto con il contagio devono essere sottoposti al tampone e sottoposti al regime della quarantena, perché probabilmente dopo dodici giorni anche loro hanno contratto il virus. E, nel frattempo, inconsapevolmente se lo sono molto probabilmente portati a spasso nelle uscite di necessità». —
Annarita BOva
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google