Mascherine e tamponi in corsia i sindacati tornano all’attacco
Nessun pregiudizio o polemica non costruttiva. La Cgil Sanità risponde all’azienda ospedaliera e ribadisce: «Siamo la voce di coloro che stanno lavorando spesso senza dispositivi di protezione individuale (dpi) adeguati, che hanno subito richiami verbali perché indossavano mascherine considerate “inutili”, che sono andati a casa con la paura di poter contagiare i propri familiari, che ricevono le comunicazioni all’ultimo minuto». Intanto Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Fpl regionali accolgono con soddisfazione la notizia dell’avvio dei test sierologici sul personale sanitario da parte dell’Emilia Romagna e commentano: «Resta comunque altissima la preoccupazione per l’alta percentuale di lavoratrici e lavoratori della sanità positivi al Covid 19 che oggi risultano essere circa il 10% dei positivi complessivi della regione ai quali si aggiungono gli operatori delle strutture per anziani, preoccupanti focolai dei quali ad oggi non ne conosciamo compiutamente l’entità».
La Fials chiede che «anche per i lavoratori del privato, sia data immediata applicazione della direttiva regionale “priorità per lo screening diagnostico”. Non si tutelano gli operatori sanitari con mascherine chirurgiche, ma con Ffp2 Ffp3». Per gli operatori i rischi sono in ogni turno, corsia, ospedale. «Alcuni operatori sono a casa, altri ricoverati presso gli ospedali distrettuali o nell’ospedale hub di Cona e, questa è solo la “punta dell’iceberg”. I dpi sono razionati – prosegue il sindacato – Le mascherine dopo alcune ore sono bagnate, si rompono, non aderiscono al volto. La Fials, oltre a chiedere con forza il censimento Covid mediante tampone esteso a tutti i professionisti, chiede la fornitura di dpi idonei ed in numero congruo, sollecita le assunzioni degli operatori sanitari necessari per garantire la sostituzione, dopo opportuna formazione, dei professionisti Covid positivi e di quelli stremati da questa tremenda emergenza, chiede la verifica dell’adeguatezza degli spazi comuni, spogliatoi, box doccia, la costruzione dei percorsi sporco-pulito adeguati all’emergenza». Inoltre rinnova la richiesta di ridurre l’orario del turno notturno attualmente di 11 ore notte, sarebbe questo il momento per l’Asl di dimostrare buon senso.
Infine la replica del sindacato infermieri Nursing Up a direttore del Sant’Anna che ha respinto le critiche su tamponi e dispositivi fatte dall’organizzazione nei giorni scorsi. «La mascherina chirurgica non è protettiva per chi opera su pazienti Covid positivi, troppi i sanitari contagiati – scrive Nursing Up – Inoltre abbiamo sempre chiesto uno screening a tappeto a tutela del lavoratore e della cittadinanza. Chiediamo i dpi giusti mentre ci sono coordinatori che dicono di utilizzare le stesse mascherine chirurgiche per più giorni, sappiamo di reparti in cui si chiede al personale di comprare sacchi del pattume da utilizzare come calzari. Chiediamo anche di poter usufruire di un pasto caldo all’interno dei reparti Covid». Nursing Up protesta anche per i turni: contestata la regola che per ottenere l’indennità h24 bisogna fare 3 notti anziché 2. –
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