Commercialisti in prima linea per le imprese
Gianfranco Gadda: aiutiamo aziende e artigiani a capire come poter sopravvivere Perché il problema sarà il dopo per riuscire a far ripartire tutto
Presidiano anche loro la prima linea, i commercialisti, oggi più che mai per far fronte alle centinaia di richieste di imprese, aziende, artigiani che non lavorano da oltre un mese per l’emergenza coronavirus e che chiedono di accedere ai bonus che il governo ha pensato con il decreto “Cura Italia”. Ne sa qualcosa Gianfranco Gadda, presidente Ordine commercialisti di Ferrara che fotografa così la situazione: «Peggiora di giorno in giorno, proprio questa mattina (ieri, ndr), il portale dell’Inps è andato in tilt». E dire che era il primo giorno dell’inoltro delle domande per il bonus dei 600 euro: «Sì, a Ferrara come in tutta Italia abbiamo verificato i limiti del portale, per falle nella sicurezza e nella privacy: immettendo i dati dei clienti, che ci autorizzano ad operare per loro conto, sono usciti dati di altre persone, addirittura uno di questi moltiplicato in tutta Italia, come mi dicono i colleghi presidenti degli altri ordini».
Il caso del blocco del portale Inps porta Gadda a fare il punto su Ferrara: «Ci troviamo come commercialisti a dare informazioni a tutti i clienti: imprese e aziende piccole e grandi, artigiani, professionisti, commercianti che si appoggiano a noi per uscire dall'impasse». Perché chi non lavora in questo periodo dovrà far fronte a scadenze di imposte, contributi, mutui: voi che risposte riuscite a dare? «Ci chiedono assistenza per capire se hanno diritto ai primi interventi, come e quando versare imposte e quali, perché non tutte ricadevano nella sospensione, e anche contributi: cerchiamo di aiutarli sul fronte tributario e spiegare cosa succederà, ma soprattutto ci chiedono quando e se possono continuare a lavorare o no».
Questo è il nodo, poiché vi sono diversi aspetti operativi, prioritari che emergono dagli ultimi decreti, e tutto ruota attorno a chi può o non può lavorare, ai codici Ateco (fissati nei decreti) che fissano chi può restare aperto, mentre gli altri possono chiedere alle prefetture di proseguire a farlo. «Per noi commercialisti non è semplice, cerchiamo di dare spiegazioni a fronte di una produzione normativa ormai quotidiana: sarebbe bastati meno annunci e decreti, ma più completi. Anche se occorre precisare che chi legifera non ha esperienza pregressa di un disastro come questo, errori sono più che comprensibili».
Ma restano i problemi, quali quelli prioritari ad oggi? «Primo quello operativo di cui parlavamo sulle aziende che possono restare aperte per produrre e lavorare. Quindi quello tributario e previdenziale per ottenere sospensioni dei versamenti, necessarie per chiunque in questa situazione. I vari decreti prevedono misure a sostegno ma debbono essere ben delineate: in primo luogo chiarire quali sospensioni di imposte e contribuzioni e poi la parte relativa a stop mutui, leasing e finanziamenti: ci sono settori chiusi da un mese. Penso al comparto turistico e alberghiero, ristorazione e bar».
Questo il presente, ma si deve già pensare al domani, al dopo. «Assolutamente sì, il dopo è il vero tema su cui lavorare. Noi siamo di supporto alle imprese e penso che al di là dell’emergenza attuale, le nostre capacità professionali dovranno concentrarsi sul dopo, quando ci sarà da rimettersi in corsa».
«Come farlo? Stando a fianco di imprenditori e professionisti per ripartire, ma dipenderà dal contesto nazionale. Ripeto, non abbiamo esperienze precedenti: quella del terremoto che abbiamo vissuto nel 2012 era circoscritta, limitata, non paragonabile a quello che sta accadendo ora». –
Daniele Predieri
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