Offese su Facebook a Conte e al ministro. Ferrarese Nei guai per vilipendio
Un uomo è stato denunciato dalla Polizia dopo i commenti social. Scoperto tramite lo pseudonimo, ora rischia 3 anni di cella
I messaggi erano più che eloquenti, rigorosamente in dialetto ferrarese e i destinatari delle offese grossolane erano il premier Conte e il ministro degli Interni Lamorgese: «Conte sei. . . e anche tu ministro sei...».
MESSAGGI ESPLICITI
Ma i messaggi non sono passati inosservati e dopo essere stati segnalati alla Polizia di Stato, grazie alle indagini incrociate della Polizia delle Telecomunicazioni gli ispettori sono riusciti ad identificare un ferrarese e a denunciarlo per vilipendio alle istituzioni costituzionali. Accade anche questo in tempi di Coronavirus, e il motivo che aveva innescato erano i continui decreti emessi e le limitazioni imposte. Tutto inizia quando alla Polizia viene segnalato tramite “WhatsApp” un messaggio che contiene due “screenshot” che riproducono le immagini di due post pubblicati su “Facebook” con le frasi ingiuriose, rivolte al Presidente del consiglio e al Ministro dell’interno. Il messaggio subito girato ai tecnici della Polizia postale e delle telecomunicazioni – è un ufficio specializzato al contrasto delle frodi postali e del crimine informatico – con l’obiettivo di risalire all’autore dei post su Facebook diffamatori.
INCASTRATO DAL PROFILO
Gli agenti della Polizia Postale dai primi accertamenti non erano riusciti ad identificare il profilo dell’utente Facebook, ma hanno lavorato sugli utenti presenti nel profilo e che avevano postato altro. In questo modo sono riusciti a scoprire lo pseudonimo utilizzato da un ferrarese per postare le frasi ingiuriose e dal profilo del ferrarese, gli agenti dopo aver convocato e ascoltato persone che condividevano l’amicizia con il ferrarese, riuscivano ad arrivare alle sue generalità dall’autore e all’indirizzo IP identificativo del dispositivo utilizzato per scrivere i messaggi diffamatori. Da qui sono partite le contestazioni sul caso, e l’uomo è stato denunciato per vilipendio delle istituzioni costituzionali, reato per cui si rischiano da 6 mesi a 3 anni di carcere. Ultimo ma non ultimo, questa è la conferma che comunque anche se su Facebook, o sui social, ci si copre con l’anonimato, si viene identificati: e si rischiano guai, anche il carcere. –
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