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tweet sull’account Unhcr 

Mirvat, rifugiata siriana che studia a Ferrara «Io resto a casa per tutti»

Mirvat, rifugiata siriana che studia a Ferrara «Io resto a casa per tutti»

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«La prima volta che sono stata costretta a stare a casa era in Siria, ad Aleppo, tuttavia là non ti potevi nascondere: sia stando in casa che uscendo, la tua vita era in pericolo. Oggi resto a casa per tutti i medici, infermieri, personale di pulizia, carabinieri, farmacisti e per tutti quelli che si mettono a rischio per farci tornare alla normalità. Resto a casa perché l’Italia, questo Paese meraviglioso, domani si rialzerà in piedi mille volte più forte e con molta più consapevolezza dei valori».

A scrivere è Mirvat, una studentessa di lingue all’Università di Ferrara, le mancano due esami per laurearsi. È una dei sette rifugiati che vivono in Italia e che in questa settimana hanno lanciato dei tweet di speranza e di condivisione sull’account dell’Agenzia Onu per i Rifugiati (Unhcr). «I rifugiati in Italia – spiega l’Unhcr – sono parte delle comunità che li ospitano, sono vicini di casa, colleghi, mamme e papà nelle chat di scuola. Oggi sono in lockdown per combattere il Covid 19 tutti insieme, e per una settimana hanno preso il controllo del nostro account per lanciare un messaggio».

Ieri era stato Abdullahi (31 anni, sbarcato a Lampedusa nel 2008, e oggi presidente dell’associazione Generazione Ponte) a scrivere il tweet: «Sembra strano, ma era un giovedì del marzo 2007 quando all’improvviso a nord di Mogadiscio scoppiò una guerra, e per due mesi sono stato costretto a rimanere a casa. Oggi io resto a casa a Torino, la mia città adottiva, per seguire le indicazioni delle istituzioni e per tutelare la mia salute e quella degli altri, ma anche per tornare presto a lavorare insieme ai giovani consapevoli che non vorranno dare per scontato questi diritti: la libertà di movimento delle persone, il diritto alla salute pubblica e il diritto allo studio per ogni bambino del mondo». –

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