La Nuova Ferrara

Ferrara

Sfratti sempre più veloci Ma Ferrara restituisce 47mila euro non spesi per emergenza abitativa

Giovanna Corrieri
Sfratti sempre più veloci Ma Ferrara restituisce 47mila euro non spesi per emergenza abitativa

I soldi residui post-crisi 2012 impegnati solo in minima parte Il paradosso: chi ha il provvedimento esecutivo non può chiederli 

2 MINUTI DI LETTURA





il caso

È di oltre 47mila euro il residuo del fondo regionale che, a partire dal 2013, ha assegnato alla provincia di Ferrara risorse per fronteggiare l’emergenza abitativa. Residuo che, di solito, di anno in anno rimaneva a disposizione dell’ente beneficiario che poteva quindi continuare ad adoperarsi per far fronte alle medesime criticità, ma che quest’anno sarà rispedito al mittente. E non certo perché morosità e sfratti siano scomparsi, solo qualche mese fa i sindacati degli inquilini segnalavano un costante aumento dei casi e contavano 2mila sfratti per morosità. La scelta sarebbe piuttosto da imputarsi ad un costante calo delle domande per questi fondi dal criterio d’accesso stringente, spiegano dalla Provincia, perché pensati per aiutare una determinata fascia d’utenza negli anni della crisi economica.

il quadro

I primi fondi che la Regione ha assegnato al Ferrarese risalgono al 2012: si trattava di un finanziamento di oltre 211mila euro per fronteggiare l’emergenza abitativa, e negli anni è stato esaurito. Poi nel 2013, sempre per la medesima finalità, la Regione stanziò un altro contributo di 104mila euro: «Queste risorse – spiegano in Castello – erano riservate a coloro che si trovavano in una situazione di morosità incolpevole, consistente nel mancato pagamento di almeno tre mensilità di canone derivante dalla riduzione di alcune capacità reddituali come, per esempio, la perdita del lavoro». Fra le altre condizioni un determinato Isee, non superiore a 17mila euro e, soprattutto, l’assenza dell’avvio del procedimento di sfratto da parte del proprietario dell’immobile. Un requisito stringente che oggi in effetti non consente di aiutare i tanti già “esecutivi”, visto il velocizzarsi delle procedure, ma che all’epoca rappresentava quasi un criterio ad hoc per una certa fascia d’utenza. «Quelle erano misure per fronteggiare la crisi economica, quando le persone perdevano il lavoro e non erano più nelle condizioni di pagare l’affitto – spiegano dalla Provincia – non si trattava di morosi incalliti ma morosi per un fatto contingente. E in quegli anni era infatti anche più facile che un proprietario non intraprendesse un procedimento di sfratto, si capiva la situazione, che poi si è regolarizzata».

il paradosso

Nel tempo le condizioni sono cambiate, le domande di accesso ai fondi diminuite, tanto che degli oltre 58mila euro residui del 2019 Acer, che gestiva queste risorse, ne ha utilizzati 11mila. E la Provincia in accordo con la Regione ha scelto di disimpegnare il residuo (circa 47mila euro), che, si spera, «potrà essere utilizzato magari per gestire le medesime criticità, che in questa fase di emergenza sanitaria sono aumentate». —

Giovanna Corrieri

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google