Teatro Comunale, al lavoro per ripartire Resca: minori ricavi, sarà durissima
Il presidente sta preparando i programmi: scordiamoci sussidi pubblici, dovremo fare meglio e puntare sulle sinergie
Gian Pietro Zerbini
Sta vivendo questi giorni di forzato isolamento nella sua casa dell’Oltrepò pavese, in perenne contatto con i suoi collaboratori. Mario Resca, il manager ferrarese che dallo scorso autunno è presidente della Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, sta preparando gli scenari di apertura del teatro non appena le condizioni lo consentiranno. Forte di una esperienza che lo ha portato a dirigere multinazionali e ad avere incarichi anche nella pubblica amministrazione, Resca inquadra la situazione attuale come la più difficile dal dopoguerra.
«Ancora non sappiamo con esattezza - dice Resca - il tipo di ripercussione economica che scatenerà questa situazione, anche perché non si conoscono ancora i tempi di durata di questa emergenza sanitaria. In questo quadro così complicato, stiamo rivedendo ovviamente in questi giorni tutta l’organizzazione e i programmi. Se prima era già difficile lavorare per la situazione economica non certo ottimale, pensiamo a come sarà difficile il dopo».
Partenza a settembre
Nell’immediato futuro Resca sta ipotizzando di riaprire a settembre-ottobre il teatro.
«La speranza - prosegue il presidente - è quella di ritornare a fare spettacoli al Comunale in autunno, ben sapendo che non saremo più in grado di avere i ricavi del passato per via della situazione economica. Dobbiamo anche considerare che ci saranno pochissimi sussidi per non dire nessuno da parte di enti e istituzioni pubbliche, che saranno impegnati a sanare ben altri problemi di tipo sociale, per cui è necessario poter contare esclusivamente sul nostro lavoro, sulla nostra organizzazione e sui rapporti con analoghe strutture limitrofe. In questo dobbiamo iniziare a fare anche un cambiamento culturale, non basandoci più sul sussidio o sugli aiuti, ma sulla nostra capacità imprenditoriale. La capacità manageriale diventa più che mai fondamentale per proseguire le attività. Niente piagnistei, occorre rimboccarsi le maniche per ripartire e farlo al meglio con qualità e professionalità».
Più Italia
Sui prossimi eventi ci sarà un’impronta più autarchica, cercando di valorizzare i rapporti con altri teatri e operatori che lavorano in questo campo in Italia.
«Sarà un periodo in cui ci sarà meno opportunità di viaggiare - dice Resca - per cui ci sarà all’inizio un’italianizzazione del prodotto offerto. In queste settimane siamo in contatto con i maggiori teatro italiani e dell’Emilia Romagna, faccio due nomi su tutti la Scala di Milano e la Fondazione di Ravenna, per cercare di abbattere i costi e inserirci in un percorso di eventi di assoluta qualità. Contatti anche con le compagnie italiane, in modo da garantire fin da subito le varie stagioni e ripartire, ma ci sarà una mentalità nuova. Dovrebbe avere una gestione più oculata delle risorse interne e delle produzioni esterne. Con il tempo, per dare anche un tocco di internazionalizzazione, vogliamo recuperare anche la Euyo, l’orchestra dei giovani talenti europei che a Ferrara si è trovata benissimo e vorrebbe tornare».
Più servizi
Il teatro nella concezione di Resca dovrà dare più servizi alla città e farsi conoscere meglio. Appena sarà possibile, nei piani di Resca, ci sarà la partenza di una serie di visite guidate all’interno della struttura per far conoscere non solo agli habitué la struttura.
«Dobbiamo cercare - dice ancora Resca - di ampliare la nostra offerta ad un pubblico sempre più ampio e cercare di rendere il teatro maggiormente fruibile. Non dimentichiamo che andremo incontri a pesanti ripercussioni economiche per cui stiamo valutando vari scenari per una politica oculata di costi e ricavi. Cercheremo anche di migliorare i servizi logistici».
L’importante per Resca è trovarsi preparati e per questo si sta lavorando in questo periodo, con riunioni e contatti. Il brend del teatro Abbado è sinonimo di qualità nel mondo.
«Contatti con il ministro Franceschini? Ci conosciamo da tempo - risponde Resca - fin da quando lavoravo nei Beni culturali. Sicuramente avere un ministro ferrarese è un bene, anche se il Governo nei prossimi mesi sarà chiamato a problematiche molto più pressanti, ma la cultura deve rimanere tra gli obiettivi da perseguire e sostenere, soprattutto per un Paese come il nostro. Così come il turismo, la cultura produce economie importanti e ne sono convinto».
Quanti alla macchina interna del teatro, Resca vuole valorizzare le risorse già presente, anche se a suo avviso il personale andrebbe impiegato in maniera più produttiva. «E anche su questo - conclude - ci stiamo lavorando per ottimizzare al meglio le persone e le risorse della nostra squadra». —
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