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Govoni: salvare l’economia e il lavoro senza guardare a deficit e debito

Gian Pietro Zerbini
Govoni: salvare l’economia e il lavoro senza guardare a deficit e debito

Il presidente della Camera di Commercio inizia il settimo anno del suo mandato: siamo entrati in una fase delicatissima 

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L’intervista



Questa settimana inizia il settimo anno consecutivo di Paolo Govoni alla guida della Camera di Commercio di Ferrara.

Presidente, per via dello stallo della riforma delle Camere di Commercio, lei prolunga ancora il suo mandato, con una giunta e un consiglio che restano regolarmente in carica. Un breve bilancio su questi anni?

«Agricoltori, artigiani, industriali, commercianti, albergatori, ristoratori, cooperatori: il presente (ed il futuro) di Ferrara sono inscindibilmente legati alle piccole e medie imprese ed all’impresa diffusa, chiave di volta della sua competitività, struttura portante dell’economia reale e dei processi di sviluppo territoriale, frutto di sacrifici e di iniziativa privata, talvolta senza alcun aiuto, senza mercati protetti, senza monopoli e rendite di posizione. È a queste imprese che ci siamo rivolti in questi anni investendo, ad esempio, più di 10 milioni nell’accesso al credito e nell’innovazione aiutando oltre 5 mila imprenditori a familiarizzare con il digitale e a favorire l’adozione delle tecnologie 4.0. Abbiamo reso disponibile un “cassetto digitale”, dove oggi 40.000 aziende ferraresi possono consultare con un’App i propri documenti. Dopo la recente riforma dell’internazionalizzazione, abbiamo messo in campo nuove attività per rafforzare il nostro ruolo di “ultimo miglio” sul territorio per tutti quegli imprenditori che ancora adesso, in piena emergenza sanitaria, necessitano di assistenza specialistica e di un primo orientamento all’estero. Abbiamo promosso e sostenuto progetti sul turismo, sulla sostenibilità e sull’orientamento con le scuole e l’Università».

La Camera è sempre più un punto di riferimento importante per il territorio ferrarese che, anche per il concetto di area vasta, tende a sfilacciarsi in varie direzioni. Il segreto di questo coesione che avete creato tra le varie componenti?

«Chi ha l’intenzione imprenditoriale ha bisogno di servizi, di una visione positiva della funzione dell’imprenditore perché fare impresa non è solo un fenomeno economico, ma si alimenta di motivazioni, di valori e promozione del cambiamento. È su tale rivoluzione culturale che abbiamo lavorato con perseveranza e tenacia, consolidando in questi anni il ruolo della Camera di commercio come strumento di democrazia economica per la capacità di fare sintesi tra le proposte dei principali attori dello sviluppo locale».

Oggi l’economia rischia un tracollo. Cosa state facendo come Camera di Commercio per le imprese in questa fase di emergenza?

«Il mio primo pensiero va, ovviamente, alle vittime, ai malati e alle loro famiglie, agli operatori sanitari, alle forze dell’ordine e, insieme a loro, ai tanti imprenditori sui quali sta impattando pesantemente il blocco economico di queste settimane. Alle imprese servono due fasi. La prima è avere la cosiddetta liquidità di breve per la loro sopravvivenza economica in modo tale da poter ripartire, la seconda è trasformare questa liquidità di breve in un debito a 30 anni. Il punto essenziale è la tempestività nell’azione, non solo nell’individuazione di provvedimenti e strumenti. A tale riguardo, con il Consiglio e la Giunta camerali stiamo lavorando, insieme alle associazioni di categoria, a ulteriori forme di intervento sia sul fronte della garanzia, ampliandone la portata, sia attraverso operazioni dirette di lending, tramite piattaforme di crowdfunding».

Recentemente ha spronato insieme al prefetto gli istituti di credito a una maggiore elasticità nel concedere credito alle imprese. Cosa si aspetta da questo appello?

«Sulla liquidità servono mai come in questo momento interventi imponenti. Ora l’obiettivo è salvare il sistema industriale ed economico e non guardare a deficit e debito. Ci sarà tempo per farlo, anche perché il rischio concreto è di salvare i conti pubblici oggi, ma non avere più contribuenti domani. Il fatturato della gran parte delle imprese è, infatti, ormai zero o prossimo allo zero, ma non lo sono i costi che queste devono sostenere. Il rischio che molte imprese in queste condizioni chiudano per non riaprire più è concreto. Per questo servono misure per garantire che la liquidità arrivi alle imprese, attraverso un potenziamento delle garanzie pubbliche per la concessione di credito da parte delle banche, finanziamenti agevolati, un’accelerazione dei rimborsi fiscali, dall’altro bisogna evitare di drenare liquidità dalle imprese, sospendendo i pagamenti fiscali e contributivi, rifinanziando gli ammortizzatori sociali e così via».

Presidente, sono tante le iniziative di solidarietà che le imprese ferraresi hanno messo in campo per affrontare l’emergenza Coronavirus

«Donazioni, servizi, riconversioni: queste le parole chiave che riassumono come il cuore delle imprese ferraresi batta all’unisono con quello del Paese, delle comunità e dei territori in cui operano. Un esempio concreto di quanto sia forte la nostra comunità che lavora insieme per contrastare le devastanti conseguenze sanitarie, sociali ed economiche del Covid-19 e della quale la Camera di commercio è orgogliosa».

Le stime sull’economia devono essere riviste. Il Ferrarese su cosa deve puntare per il dopo emergenza?

«Per le piccole e medie imprese oggi più che mai l’imperativo è crescere. Per crescere serve unirsi, con fusioni, reti, accordi di filiera, rafforzare il patrimonio, realizzare la trasformazione digitale. Occorrono competenze, inserendo manager. Operazioni che costano a che vanno favorite con incentivi, così come va favorito l’ingresso dei giovani, anche attraverso tagli al cuneo fiscale». —



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