Idea degli Archeologi dell’Aria Rotta sul Museo della Tratta
L’associazione punta a rivitalizzare lo spazio di via Goito con le proprie attività Il presidente: «Proposta seria e sostenibile, stiamo discutendo con il Comune»
COPPARO
Fabio Raimondi è il presidente ed uno dei fondatori dell’associazione di promozione sociale AdA, gli Archeologi dell’Aria. L’attività è varia, anche se principalmente si occupa della ricerca e del recupero degli aerei abbattuti o precipitati in combattimento durante la seconda guerra mondiale, soprattutto nel nord e nel centro Italia.
Anche se in questi momenti difficili gli spostamenti non sono consentiti, molto del lavoro di ricerca è condotto con la stessa preziosa puntualità, impiegando le risorse della rete e la comunicazione a distanza.
l’identità del gruppo
«Siamo un gruppo di 25 ricercatori, ognuno con un suo campo di intervento: ci sono tra l’altro ingegneri e un’archeologa professionista – dice Raimondi –. Conduciamo ricerche con altre associazioni e oltre agli aerei caduti ci occupiamo, quando è il caso, anche del recupero dei resti dei piloti, per consentire alle famiglie la cura dei caduti. Soprattutto, conduciamo anche ricerca su quei piloti, sulle persone che si sono trovate in guerra e che ne sono morte. Abbiamo raccolto informazioni sui piloti del “Pippo” abbattuto nelle campagne copparesi, e sugli americani di due cacciabombardieri che erano considerati dispersi, permettendo alle famiglie dei caduti di seguire una cerimonia funebre. Poi, ovvio, cerchiamo di recuperare i rottami: ad Amborgio c’è la sede, alle vecchie elementari, con possibilità di visita dei reperti».
La nascita risale al 2005 come comunità internet, poi come Aps dal 2015. Anche collaborando, per esempio, con un’associazione della Garfagnana e con l’associazione “quelli della Karin” di Arezzo. «Siamo andati anche a Roccaraso, su indicazione della History Hunter di Ortona, in questo caso per recuperare i resti di un B24 Liberator – prosegue Raimondi –. E poi ricerche dalle nostre parti e nel vicino Veneto, sulla base di informazioni, interviste, racconti degli anziani. Abbiamo recuperato o collaborato al recupero di una cinquantina di aerei e al recupero delle salme di sette piloti. Abbiamo buoni contatti con le aviazioni anglosassoni e con gli studiosi della Usaaf, l’aviazione dell’esercito americano prima del distacco come arma autonoma. Adesso ci occupiamo, fino a quando non terminerà l’emergenza, di studi e ricerche – aggiunge Raimondi –. Abbiamo colto l’occasione per mandare una somma di denaro raccolta dai nostri soci per una donazione indirizzata alla lotta al coronavirus e cerchiamo di fare il massimo per contribuire alla comunità di Copparo. Siamo in una sorta di stand by, ma abbiamo progetti, specie per le sedi museali, che speriamo di integrare al massimo nel circuito dei piccoli musei»
LA PROPOSTA
A Copparo c’è, anche se al momento praticamente non in uso come tale, il Museo della Civiltà Contadina. Il Gruppo degli Archeologi dell’Aria ha avanzato una proposta, ora in discussione, sulla gestione del Museo della Tratta di via Goito a Copparo.
«Abbiamo proposto al Comune – dice a questo proposito Raimondi – una riapertura come vero e proprio Museo della Tratta. Noi ci occuperemmo dell’apertura nei fine settimana, a livello di volontariato, quindi gratis. Allo stesso tempo si potrebbe usare la struttura come sede museale anche per nostri reperti, e come sede sociale o per iniziative. Andare ad un recupero complessivo delle macchine agricole raccolte nel cortile non sarà possibile, perché ci sarebbero delle operazioni praticamente impossibili da realizzare. Ma c’è ancora tanto materie in buone condizioni, e soprattutto, la possibilità di proporre una esposizione museale di buon livello, curata e legata al territorio. Se ne era parlato, tempo fa, con l’allora sindaco Rossi, ma poi il discorso era caduto – ricorda ancora Raimondi –. Ora abbiamo riproposto l’idea alla nuova amministrazione, e si sta discutendo su possibilità e prospettive della cosa. Il discorso è avviato ma non ancora concretizzato».
Di certo l’associazione fa sul serio: «La nostra è una proposta sostenibile, che andrà a proporre alla comunità un punto di riferimento culturale in più, senza rinunciare, se possibile alla nostra altra opportunità di Ambrogio. Naturalmente il discorso va affrontato nei tempi e nei modi giusti. Sembra che l’amministrazione sia sensibile alla possibilità, ma è ovvio che se ne deve discutere in modo approfondito. Noi crediamo sia un modo interessante per creare una opportunità. Prima o poi si ritornerà alla vita di sempre». —
Alessandro bassi
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