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IL LUTTO 

L’urbanista Malavasi si è spenta a Cona «Aveva tante passioni»

L’urbanista Malavasi si è spenta a Cona «Aveva tante passioni»

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«Il 3 aprile è morta la mia amica e architetto Luciana Malavasi all’ospedale di Cona. Ha lavorato tanti anni come architetto al Comune di Parma, finalmente era andata felicemente in pensione e abitava a Ferrara, ma una malattia difficilmente curabile l’ha aggredita e in pochi giorni ha lasciato il suo corpo. RIP Luciana. Ti dedico questa frase di Le Corbusier: Lo scopo dell’architettura è commuovere. L’emozione architettonica si verifica quando l’opera risuona dentro di noi in armonia con un universo alle cui leggi tributiamo obbedienza, fede e rispetto».

Alberto Squarcia ha annunciato così la scomparsa di Luciana Malavasi, 73 anni. E ricorda ancora: «Ogni volta che io ero a Mercanteinfiera, visto che lavorava a Parma, due volte all’anno ci vedevamo e facevamo lunghe chiacchierate. La sua famiglia era originaria del Veneto, ma mi pare del Polesine, ma Luciana si era trasferita tanti anni fa a Ferrara con la mamma. Era urbanista, finalmente era arrivata alla pensione e aveva fatto grandi lavori alla casa di Ferrara».

Il sogno di una vecchiaia nella sua Ferrara è stato spento dalla malattia, che non le ha dato scampo. A ricordarla anche una delle sue migliori amiche, Piera Pellegrini, dirigente del Comune di Ferrara: «Luciana Malavasi era socia del Fai, appassionata di balletto e di lirica. L’avevo conosciuta per lavoro in Comune, poi ci siamo ritrovate abbonate nello stesso palco alla stagione della lirica, una conoscenza che si è rinnovata di anno in anno, diventando amiche. Suo papà aveva possedimenti di pioppeti e tutt’ora lei ne gestiva uno, era molto attenta all’ambiente e alla natura, era appassionata di mostre, con un’amica andava anche a Londra a vederle, un’architetta di Jesi con cui si era laureata a Venezia. L’ho vista l’ultima volta il 9 marzo nel reparto di gastroenterologia a Cona, prima che la spostassero al Sant’Orsola per un bypass: era l’ultima spiaggia, ma non c’è stato nulla da fare...». —

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