Viaggiatori sui bus, a Ferrara un calo del 95% «Il trasporto pubblico va riorganizzato»
Ruzziconi, amministratore unico dell’agenzia di mobilità, inquadra la situazione attuale che avrà ripercussioni anche dopo l’emergenza
Il punto
Un crollo delle corse del trasporto pubblico e di conseguenza una più evidente percentuale di diminuzione dei passeggeri nei mezzi pubblici a Ferrara in questo periodo emergenziale. Una situazione che non ha procedenti nella storia, nemmeno in tempo di guerra. Giuseppe Ruzziconi, amministratore unico di Ami Ferrara, l’agenzia della mobilità e presidente di Federmobilità, fa il punto sul trasporto pubblico, partendo proprio dall’emergenza in atto, ma anche della gestione futura una volta superata la fase critica del contagio.
Ruzziconi, i dati a Ferrara come nel resto della regione sono drammatici. L’uso dei mezzi pubblici, e parliamo soprattutto del bus, si è quasi azzerato.
«In effetti viste le misure sanitarie in atto, sull’autobus sale ora chi ha giustificati motivi, come i lavoratori ad esempio. Consideriamo poi che molti prendono l’auto perché i parcheggi in questa fase sono gratuiti e la bici diventa ancora più utilizzata vista la bella stagione. Tanti fattori che portano ad un calo sempre più vicino al 100%».
E per quanto riguarda la Regione Emilia Romagna?
«Per la regione Emilia Romagna la partita del trasporto sarà molto pesante. Le quattro aziende pubbliche (Seta, Tep, Tper, Start) e quelle private – che in diverse realtà provinciali come quella di Ferrara sono consorziate – stanno soffrendo almeno da un mese con una riduzione media del 30% di minori percorrenze e quindi di servizio pubblico rivolto ai cittadini e tra il 90/95% di perdita di ricavi da biglietti. Ad esempio una grande azienda come Tper ha attivato la cassa integrazione e altre lo faranno».
Quali sono i numeri regionali?
«Importanti. Pensi che i servizi minimi programmati sono circa 110 milioni di chilometri per una contribuzione complessiva di oltre 250 milioni di euro. Con il servizio regionale e locale si spostano circa 900 mila passeggeri al giorno, che diventano più di 1 milione aggiungendo anche coloro che si spostano sulle tratte ferroviarie regionali con ricavi da traffico di 150 milioni di euro. Ora il servizio di trasporto è fermo per il 30% e per di più i ricavi da biglietti sono crollati del 95%».
Qual è lo stato del trasporto pubblico a livello nazionale?
«Tutto il settore dei trasporti pubblici è in piena crisi:aereo, ferroviario e bus senza distinzione tra servizi urbani ed extraurbani, scolastici, noleggio. La situazione è drammatica. Con il blocco degli spostamenti le perdite dei ricavi da titoli di viaggio sono in picchiata. Già per svariate decine di migliaia di lavoratori, dopo aver usufruito dello smaltimento delle ferie, si è aperta la fase della tutela del reddito dal fondo di sostegno».
Quali sono i numeri del settore?
«Sono grandi numeri. Oltre 120 mila lavoratori e lavoratrici, 15 milioni di passeggeri al giorno, 12 miliardi di fatturato, 50 mila mezzi di trasporto. Ora tutto questo si è inceppato. Pensi che in generale, nel Paese, è stata attivata la cassa integrazione per circa 10 milioni di addetti e sostegno al reddito per 5 milioni di stagionali e p Iva. Al momento secondo le statistiche stanno lavorando, per servizi e produzioni essenziali, solo un quarto della forza lavoro. È un Paese che sta vivendo di sussidi. E non sappiamo ancora quando per tutto questo sarà scritta la parola fine.
Cosa si sta pensando per il prossimo futuro?
«Intanto bisognerà capire come gradualmente si riattiverà il Paese, sia dal punto di vista economico produttivo sia sociale e come si potrà circolare e con quali precauzioni. Ieri per la prima volta il Governo si è incontrato con il comitato tecnico-scientifico per ipotizzare una prossima ripresa delle attività. Serviranno, comunque modelli di convivenza con il virus. Ma in una prospettiva, molto vicina, la ripresa delle scuole dopo l’estate, occorrerà ripensare il funzionamento del tpl e di come sarà riorganizzato. Pensi ad esempio, al trasporto studenti negli orari di punta, occorreranno soluzioni innovative altrimenti non riusciremo ad assolvere al servizio di trasporto per tutti coloro che ne avranno bisogno». —
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