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Diecimila mascherine ai concittadini

Diecimila mascherine ai concittadini

Il regalo di due imprenditori che realizzano dpi conto terzi: l'idea di avviare una produzione locale certificata è frenata dalla burocrazia

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CODIGORO. La difficoltà nel trovare mascherine è un problema quotidiano. La fornitura regionale in distribuzione in questi giorni non basta neppure a soddisfare metà popolazione con un pezzo a testa, e il resto? A Codigoro il resto è stato abbondantemente coperto dalla generosità di Raffaele e Debora Trapella, padre e figlia, imprenditori nel ramo delle confezioni conto terzi: attraverso il comune hanno donato ai loro concittadini diecimila mascherine. La sindaca Sabina Zanardi ringrazia.

Le mascherine sono state confezionate nelle due aziende di famiglia in cui lavora una trentina di operai, in gran parte donne. Linee produttive da cui solo poche settimane fa uscivano capi di moda femminile e che sono state presto riadattate alle nuove emergenze. Una delle ditte toscane che ha consolidati accordi commerciali con le confezioni Trapella ha la certificazione per produrre dispositivi di protezione individuale ed ha mandato a Codigoro materie prime e specifiche tecniche per realizzare camici chirurgici e mascherine chirurgiche a norma. Lavorazione eseguita velocemente e bene, merce inviata, confermata consapevolezza delle potenzialità aziendali.

PRODUZIONE LOCALE

L’idea di avviare una produzione propria, a casa Trapella è stata accarezzata e (per ora) accantonata. «Anche se hanno snellito le procedure, la burocrazia resta un carico troppo pesante per noi – dice Debora – Abbiamo modificato il codice Ateco, allargando il settore per poter lavorare, ma per far autorizzare i prototipi nei due laboratori indicati dalla Regione Emilia Romagna servono quindici giorni e non meno di quattromila euro di spesa. Una somma che per noi è un freno, perché l’evoluzione del mercato resta un’incognita». In effetti, i prodotti che prima della pandemia arrivavano dalla Cina avevano costi irrisori rispetto a quelli di una possibile piccola produzione italiana. Oggi c’è una fortissima richiesta globale e la scarsa offerta tiene alti i prezzi, ma domani? «Non possiamo permetterci di rischiare. Non da soli, almeno» conclude l’imprenditrice ben intenzionata a valutare accordi e partnership.

PORTA A PORTA

Possibilità future. Nel presente c’è un importante lotto di mascherine non certificate che l’azienda ha comunque prodotto, con il tessuto non tessuto che è riuscita a reperire grazie alle conoscenze commerciali di papà Raffaele. Non sono né dpi, né dispositivi medici, non possono essere utilizzati dai professionisti, ma sono comunque utili quando si esce di casa. Per scrupolo sono state sanificate con l’ozono da una lavanderia industriale. La gran parte, diecimila pezzi, è un dono per i concittadini. Impacchettato, come si addice ai regali: in bustine, due a due. Nel fine settimana saranno distribuite porta a porta dagli amministratori comunali con i volontari di Udi e Avis. Grazie ai Trapella. «Grazie ai nostri dipendenti», rispondono padre e figlia.

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