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Ferrara

Le imprese si preparano alla riapertura

Chiedono con urgenza liquidità e manodopera. I lavoratori sanitari: ripartire subito mette a rischio noi e i servizi

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Le imprese ferraresi chiedono liquidità immediata e preparano la ripartenza, con richiesta al Tavolo dell’economia di manodopera urgente. Ma quasi a rispondere a queste richieste arriva una lettera aperta dei lavoratori della sanità ferraresi che, senza giri di parole, affermano che con la ripartenza in questa fase «rischiate i far “chiudere noi”. E ci rivolgiamo anche al signor prefetto, un’altra impennata di contagi metterebbe fortemente a rischio noi e i servizi sanitari». Anche il nostro territorio rischia quindi di proporre una la drammatica dicotomia.

Ieri si è riunita in Castello la Consulta dell’economia e del lavoro, presieduta dalla presidente della Provincia, Barbara Paron, e alla presenza di tutte le associazioni delle imprese. Due i punti evidenziati: «la liquidità rimane un problema: occorre meno burocrazia perché le risorse arrivino più velocemente nei territori e alle imprese», compresi i buoni spesa da consegnare prima di Pasqua; inoltre, «serve certezza dei tempi per la riapertura delle aziende, specie nel manifatturiero, salvaguardando la sicurezza dei lavoratori».

«Per quanto riguarda la nostra provincia occorre condividere scelte e strategie comuni» ha ribadito Paron. La prima condivisione riguarda appunto «l’urgenza di liquidità per imprese e famiglie e quindi la necessità di un’iniezione immediata di risorse necessarie a tenere in equilibrio il sistema ed evitare impatti sulla tenuta sociale territoriale, prima ancora che economica». Per quanto riguarda la cosiddetta “Fase 2”, ossia come prepararsi alla graduale riapertura delle attività, lo scenario è quello di «imprese che rimarranno chiuse, con gli stessi problemi finanziari, e altre che riapriranno, ma avranno bisogno di manodopera urgente. Per questi aspetti servirà potenziare tutti gli strumenti già previsti dal Patto per il lavoro legati all’incontro tra domanda e offerta di lavoro, riqualificazione dei lavoratori, formazione, welfare di comunità». C’è infine una forte sollecitazione agli enti pubblici per spingere sugli investimenti come leva per la ripresa economica e per la rigenerazione e pianificazione territoriale, attraverso lo sviluppo sostenibile.

Ma nelle stesse ore la lettera aperta firmata dai rappresentanti sindacali di S.Anna, Asl, strutture socio-sanitarie e della sanità privata, richiama i sacrifici fatti per arginare il virus, lancia un allarme: «Gli appelli, sempre più frequenti, da parte di molti ad aprire tutto o a far ripartire le attività, comprensibili in parte, ci preoccupano moltissimo. Si rischia di mettere in ginocchio, ulteriormente, il sistema paese e il suoi servizio sanitario nazionale, compresa la nostra provincia». Stigmatizzate le oltre mille imprese che hanno chiesto deroghe dell’attività, come gli stop riservati «a meno di una decina». —

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