Meno ricoveri e più guarigioni «Però bisogna soffrire ancora»
«Ci sarà ancora un po’ da soffrire» sottolinea Sergio Venturi, commissario regionale per l’emergenza. Il quotidiano punto della situazione oscilla tra diverse constatazioni positive ma anche numeri che danno la misura del dramma Covid-19. Lentamente se ne sta uscendo, epperò gli 82 decessi registrati ieri tengono alta la sensibilità al dolore e - inevitabilmente - inducono a non abbassare la guardia. I decessi tornano a crescere rispetto ai giorni scorsi, ma Venturi spiega: «Sono nella maggior parte dei casi persone che stavano combattendo in ospedale da diverse settimane». In altre parole pazienti che si sono ammalati quando stava giungendo il picco, questi lutti l’onda lenta del coronavirus.
ottimismo
Poi vanno registrate le considerazioni che inducono a intravedere un futuro meno oscuro: calano i ricoveri nei reparti Covid e nelle terapie intensive. Un dato generalizzato in tutte le province della regione. Quarantasette posti letto liberi in più in corsia e 6 nelle terapie intensive.
In totale i guariti ieri hanno raggiunto quota 213, che portano il totale a 3.103. Nelle terapie intensive rimangono ricoverati 355 pazienti. In generale la Regione attualmente dispone di 5.130 posti letto per gestire il coronavirus: 4.557 ordinari e 573 di terapia intensiva.
i test
Aumentano i test, si registrano sempre meno pazienti positivi. È questo che fa pensare al fatto che la crescita del virus si sia arrestata. A ieri effettuati 3.348 test in più, il totale porta alla cifra di 81.715. I nuovi casi positivi rilevati sono stati 443 (il totale regionale è così diventato di 18.677). Il picco di giornata ieri l’ha toccato Reggio (153 nuovi casi) soprattutto perché in quella zona si stanno facendo esami a tappeto e si segnalano positivi anche chi ha sintomi leggerissimi. Venturi rassicura: anche Reggio è allineata verso una curva discendente.
Rimangono a casa a curarsi, perché con sintomi lievi, oltre 8.000 persone. E stanno proseguendo i test sierologici sugli operatori degli ospedali e delle case di riposo. Effettuati 13.156 controlli per un indice di positività del 3% e per fortuna senza sintoni. Un quarto dei dipendenti del servizio sanitario sono stati testati. «I test sierologici permettono di verificare attraverso un prelievo del sangue, in tempi rapidi, la presenza e il tipo di anticorpi nell’organismo - spiega Venturi - e quindi di sapere se il paziente è venuto in contatto con il virus e se è diventato immune. Chi risulta negativo verrà testato dopo 15 giorni, i positivi saranno sottoposti a un tampone tradizionale per averne conferma».
«I positivi sono un po’ meno del 3% – ribadisce Venturi -. Queste sono persone che non hanno sintomi e sono state scovate dal nostro screening. Su queste positività stiamo facendo un ulteriore approfondimento che ci dirà se la malattia è ancora in corso, e in questo caso si sta a casa, o se è stata superata». —
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