«Ancora non so come è morto mio padre»
Anziano di Renazzo deceduto mercoledì al Delta. La famiglia, in autoquarantena, aspetta di sapere se fosse positivo
«Mio padre se n’è andato mercoledì scorso. Era ricoverato da domenica all’ospedale del Delta. A oggi non sappiamo ancora se sia morto a causa del Covid19. Siamo ancora in attesa di sapere l’esito del tampone». È sospesa, nel dolore, la famiglia di Bruno Tassinari, deceduto mercoledì a 86anni. Nelle parole del figlio Stefano, tutto il dolore per la perdita.
VITA DI LAVORO
Molto conosciuto a Renazzo, dove abitava con la famiglia, Bruno Tassinari detto “Leon”, ha lavorato per una vita in campagna. Faceva l’innestatore e il potatore di piante da frutto, “Leon” lascia la moglie Igea di 78 anni, e i figli Stefano e Maria Rita.
«Sabato sera ha iniziato a far fatica a respirare – racconta commosso il figlio Stefano - poi nella notte è peggiorato. Aveva un fortissimo affanno, così abbiamo chiamato il 118. Lo hanno portato prima all’ospedale di Cento, dove gli hanno fatto la Tac, da cui è emersa la polmonite, e il tampone, poi il trasferimento come “sospetto Covid” al Delta. Mercoledì mattina è arrivata la chiamata: ci hanno detto che era deceduto. Ma non sappiamo di cosa e se il tampone sia risultato positivo o no».
IL DOLORE
Davvero un grande dolore per la famiglia Tassinari: «Lo abbiamo visto l’ultima volta domenica mattina, quando davanti a casa è stato caricato in ambulanza, e poi più nulla. Non è possibile fare il funerale. Tornerà già cenere, era suo volere essere cremato. Ho tentato tutti i giorni di chiamare al Delta: solo dalle 14 alle 15 si possono contattare i medici per sapere come stanno i ricoveratI. Siamo riusciti solo due volte. Mi hanno detto che gli davano ossigeno e lo stavano curando. Presi dal lavoro in corsia, la loro difficoltà nel rispondere alle chiamate è comprensibile. Ma come si fa a lasciare i familiari senza notizie? Già è durissima non poter vedere il proprio padre, sapendo che sta male, o stargli accanto negli ultimi momenti di vita. Pensi a cosa possa aver pensato. Ci sono il senso di colpa e l’immenso dispiacere di averlo lasciato solo. Oltre alla morte, è la cosa peggiore forse».
L’ATTESA
Se n’è andato così “Leon”, mentre la famiglia Tassinari attende da giorni il risultato del test: «Mio padre da tempo non usciva di casa, e nemmeno mia madre. Mia sorella ha portato un paio di volte la spesa stando fuori casa. Io uscivo per andare al lavoro o per la spesa. Ora, senza indicazioni dall’Asl se mio padre avesse o meno il Covid, ci siamo messi in auto quarantena, per tutelare la salute nostra e degli altri».
Impossibile per Stefano non commuoversi mentre ricorda il padre: «Era una persona gioiosa, un grande lavoratore, molto legato alla famiglia».
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