Esami sierologici a Cona al via la prossima settimana
Il Sant’Anna fa acquisti per 125mila euro e completa la “filiera” diagnostica La tecnica, che cerca gli anticorpi del virus, si aggiunge ai test rapidi e ai tamponi
Entro la prossima settimana il Laboratorio del Sant’Anna dovrebbe avere a disposizione la strumentazione per eseguire i test sierologici che ricercano il virus o le sue tracce nelle secrezioni e nel sangue degli operatori sanitari. Si tratta si esami approfonditi sugli anticorpi, che andranno ad aggiungersi ai tamponi e ai cosiddetti test rapidi già in esecuzione.
L’azienda ospedaliera ha aggiudicato pochi giorni fa, con procedura d’urgenza, le forniture per l’effettuazione di questo sistema di analisi, in chemiluminescenza, alla ditta Pantec di Torino per una spesa presunta, fino al 30 giugno, di 125mila euro. La macchina iFlash 1800-A, alimentata da materiale diagnostico e di consumo, consentirà al Sant’Anna di procedere alla individuazione degli anticorpi negli operatori sanitari sottoposti all’esame riducendo i tempi di esecuzione, affinando la proprietà delle risposte e restringendo il target (il numero di medici, infermieri e oss) sui quali concentrare l’esame del tampone.
Differenze e sinergie
L’ospedale di Cona si prepara quindi ad incrementare la produzione del laboratorio interno in modo da poter rispondere nel più breve tempo possibile all’esigenza di verificare se l’operatore è stato contagiato e se può quindi trasmettere la virosi ai colleghi e ai pazienti. Con l’adozione di questa tecnologia l’azienda sanitaria può mandare a regime la procedura di screening sul personale, in corso da una decina di giorni. Si tratta di una sorta di filiera, che utilizza tutti i sistemi disponibili.
Il primo esame a cui l’ospedale sottopone i dipendenti è il cosiddetto test rapido: gocce di sangue tratte da un mini-prelievo (anche dal dito) vengono versate su un kit, una barretta sensibile, che evidenzia l’eventuale presenza di anticorpi al virus. I test rapidi eseguiti al Sant’Anna, dal 3 aprile in poi, sono stati 472: quelli che hanno evidenziato la presenza di immunoglobuline (gli anticorpi) sono stati 15; uno solo nella giornata di ieri.
La tecnica è molto snella (il test viene completato in una ventina di minuti), fornisce risposte di tipo qualitativo (se c’è l’anticorpo o no), ma è ritenuta relativamente affidabile. Questo test può essere eseguito anche in ambienti diversi dal laboratorio. Se l’esito è negativo l’iter si ferma a questo punto. In caso contrario si passa al test sierologico approfondito (disponibile con due metodiche): rispetto a quello rapido dà una risposta quantitativa, in pratica consente di individuare più precisamente gli anticorpi (Igm, se l’infezione è in corso, IgG se è passata, cioè se il paziente è guarito). La fornitura richiesta dal Sant’Anna per attivare la procedura è di 1500 test IgM e 1500 IgG al mese (50 test al giorno per IgM e 50 per IgG). Se il risultato è negativo il procedimento si arresta a questo punto. Se è positivo si passa al tampone.
Il tampone, o test molecolare, assorbe materiale biologico dalle mucose (naso, faringe) e, una volta processato, rileva la presenza o l’assenza del virus nella secrezione. Èil vero test diagnostico, quello che indica se la persona è malata o è guarita (con due tamponi negativi a 24 ore di distanza).
Sulla sensibilità e affidabilità dei test sierologici (rapido e approfondito) sono in corso studi e sperimentazioni perché in commercio esistono decine di prodotti non validati. «Sono sistemi che hanno una attendibilità variabile - spiega il sub-commissario per l’emergenza e commissario del Sant’Anna, Tiziano Carradori - Per questo sono usati ancora nell’ambito di protocolli di ricerca, come quello in atto delle strutture del Sistema sanitario regionale». —
Gi.Ca.
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